Tiziano Ferro intervistato da Gigi Vesigna

ALLA MIA ETA:’ IL NUOVO ALBUM DI TIZIANO FERRO

di Gigi Vesigna

CANTAUTORE GIRAMONDO

tiziano ferro 4

Ha vissuto in Messico e a Madrid, ora ha casa a Londra. E nel suo quarto disco si racconta con grande sincerità.

Un calciatore si accinge a battere un calcio di rigore. Ma quando tira, sbaglia. Da quel momento sembra che il mondo gli cada addosso: i suoi compagni non gli rivolgono la parola e, una volta fuori dallo stadio, anche i tifosi gli voltano le spalle. Nel calcio più esacerbato, episodi di questo genere a volte accadono, ma un errore non causa mai effetti così devastanti.
Effetti che, invece, esaspera Tiziano Ferro, nel video girato per il singolo Alla mia età, che è anche il titolo del quarto album del giovane cantautore – ha solo 28 anni – nato a Latina, ma, ormai, cittadino del mondo.
Tiziano, nella vita hai mai sbagliato un calcio di rigore?
«Ne ho sbagliati tanti, ma mai uno davvero decisivo…».
Per esempio?
«Ho sbagliato l’atteggiamento nei confronti del mio lavoro ed è per questo che ho scelto di andare a vivere lontano. Ho un gran rispetto per il lavoro degli altri, ma quando arrivavo al dunque, non sapevo dire di no. Il mio primo disco ha venduto un milione e mezzo di copie e, praticamente, non ho visto una lira. Ora mi gestisco da solo».
Puebla, in Messico, Madrid e Londra: oltre a Latina, cosa rappresentano queste città per te?
«A Puebla ho passato tre anni della mia vita a imparare lo spagnolo. Puebla mi ha regalato il calore di quella terra, le emozioni forti, i colori accesi che a volte tento di proporre nelle mie canzoni. Madrid è stata l’ultima tappa del mio girovagare: ho frequentato un master per imparare i segreti della comunicazione, le trappole della multimedialità. Latina è la mia città, ci sono i miei affetti primari: purtroppo, ci vado poco, ma spero che, se riuscirò a coronare il sogno di tenere un concerto all’Olimpico di Roma, gran parte della città si trasferirà a riempirlo. E poi c’è Londra, dove vivo abitualmente».
In perfetta solitudine?
«Assolutamente: dalla City mi sono spostato verso la periferia. Ho comprato con un mutuo un piccolo appartamento di 70 metri quadrati, che ho da poco finito di pagare. E solo allora ho sentito che mi apparteneva sul serio. Non avevo mai acceso i fornelli in cucina, e mi arrangiavo con il microonde, così mi sono persino avventurato in una scorribanda gastronomica. Poi ho messo un cartello sul portone d’ingresso: “Regalo televisore praticamente nuovo”. Si sono fatti vivi degli studenti che abitano lì vicino e se lo sono portato via. Solo allora mi sono sentito finalmente libero nella mia casa-rifugio».
Strano tipo questo giovanotto, che ostenta con orgoglio il suo stato anagrafico e taglia ogni comunicazione col mondo esterno, eppure è informatissimo su quel che succede “là fuori”.
«Leggo, mi informo, comunico con le persone: si può vivere benissimo anche senza la televisione».
Versatile e sorprendente, Tiziano Ferro riesce a “vestire” la sua voce di melodia e di ritmo, divertendosi persino con il rap e sfiorando la black music. Classificarlo, fortunatamente per lui, è impossibile. «Mi centellino», spiega, «non perché sono a corto di idee, ma perché uscendo con un disco contemporaneamente in 42 Paesi devo schizzare per il mondo a promuoverlo».
Tiziano ricorda uno di quei campioni di scacchi che giocano più partite in una volta sola. Fanno una mossa e già devono pensare a quella del tavolo successivo. Scrive i suoi brani, ne scrive per colleghi illustri, ha prodotto la prima canzone e anche il primo album di Giusy Ferreri, questo disco l’ha arricchito con i contributi di Franco Battiato, che ha detto ascoltava sin da bambino, e di Ivano Fossati. Laura Pausini gli ha regalato La paura non esiste, della quale hanno scritto insieme le parole.
Sei un uomo ovunque. A proposito, se Laura ti ha suggerito il titolo di quella canzone, tu l’hai ricambiata rivelandole il segreto della tua dieta, che ti ha fatto calare da 111 chili al fisico perfetto che hai oggi?
Si fa una grossa risata: «È vero, Laura è dimagrita parecchio, ma, comunque si presenti, rimane sempre la numero uno».
E dopo Laura, chi c’è nel tuo cuore?
«Giusy Ferreri, che è un personaggio assolutamente nuovo per il nostro mondo, che tutto sommato vive di stereotipi, ed Elisa, che adoro: una notte, a Lecce, suonavamo in locali diversi e alla fine ci siamo ritrovati insieme sul terrazzo dell’albergo, dove risiedevamo entrambi. Fuori le chitarre, abbiamo tirato mattina facendo le imitazioni dei nostri colleghi».
Questo è il Tiziano Ferro che ho incontrato di nuovo dopo due anni: è maturato, parla con proprietà di linguaggio e interviene con lucida precisione sugli argomenti del nostro quotidiano. Che, però, sostiene, non trovano spazio nelle sue canzoni. «Lì ci metto i miei sentimenti, le mie solitudini, le cose che non so comunicare nemmeno ai miei cari. Quando scrivo, a volte mi metto a piangere. Mi è successo anche in pubblico, ma non mi sono vergognato. Mai vergognarsi della sincerità!».

UNA CONFESSIONE LUNGA 13 CANZONI

Alla mia età, ultimo dei quattro album di Tiziano Ferro, arricchirà certamente il già ampio “bottino” di 4 milioni di dischi venduti nella sua ancora breve carriera. È un disco sincero, una confessione raccontata nelle 13 canzoni che lo compongono e che, fateci caso, sono una specie di diario privato di sentimenti, entusiasmi, delusioni. «C’è chi va dallo psicologo: io mi sfogo con le canzoni». In Assurdo pensare suona la batteria suo fratello Flavio, che ha solo 17 anni. «Se sarai promosso a scuola», gli ha detto Tiziano, «ti faccio incidere con me». Alla fine? «È andata bene e ho mantenuto la promessa».
LA FOTOGRAFIA DI TIZIANO FERRO E’ NEGLI STUDI DI RADIO ERRECI RINGRAZIAMO MANLIO GOLDNER PER AVERCELA INVIATA.

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