Mario Pistellini

E’ MORTO MARIO PISTELLINI PERSONAGGIO STORICO
di Massimo Emanuelli

mario pistelliniIl 6 giugno 2010 è morto all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove era ricoverato da dieci giorni, Mario Pistellini, personaggio storico dell’emittenza radiotelevisiva umbra.
Pistellini era nato il 15 luglio 1926 a Magione, in provincia di Perugia (un piccolo comune situato su una collina della sponda orientale del Lago Trasimeno). Dopo la laurea conseguita nel primo dopoguerra presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, partecipò giovanissimo all’attività politica della Democrazia Cristiana a fianco di Mario Scelba, Giuseppe Pella e Amintore Fanfani. Alla Direzione Nazionale della Dc prese parte attiva in un comitato di esperti di questioni ecclesiastiche. Chiusa l’esperienza politica a Roma nel 1970 Pistellini decise di tornare a Perugia ed iniziò a fare il giornalista. Il suo passato democristiano non gli impedì di diventare il portavoce del primo Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria, il comunista Pietro Conti. Corrispondente di Paese Sera a metà degli anni ’70 Pistellini curò l’apertura della sede perugina del quotidiano romano di cui divenne responsabile. Successivamente passò a Il Messaggero testata per la quale curò la rubrica Il Priore. Nel 1974 fondò il settimanale Il sopramuro, dalle cui colonne tratteggiò con lucidità di chiarezza la scena e i protagonisti della vita politica e amministrativa locale.
Nel 1975 Pistellini venne chiamato a lavorare a Radio Sole, emittente romana nata per iniziativa di alcuni esponenti dell’Azione Cattolica per iniziativa di Angelo Santini (c’era anche un tv via cavo presto convertitasi all’etere poi ribattezzata TeleRadioSole). Per Radio Sole Pistellini, che conosceva sia il territorio romano che quello umbro, curò le radiocronache del Perugia (erano i tempi del Perugia di Ilario Castagner e di Paolo Rossi) il suo ruolo fu determinante nel formare molti giovani radiocronisti.
Nel 1977 Pistellini assunse l’incarico di direttore di Tele Umbria e ne gestì la transizione dalla vecchia alla nuova casa editrice costituita nel 1980 da Lino Spagnoli e Mario Benedetti, che vollero appunto Pistellini azionista e direttore. Pistellini uscì dalla compagine azionaria nel 1981 ma ne rimase direttore. Sotto la spinta di Spagnoli Tele Umbria si caratterizzò sempre più come la tv degli umbri, e il direttore Pistellini con i suoi editoriali (soprattutto politici) e il suo accento inconfondibile, divenne subito celebre. Nel 1988 dalla fusione di Tele Umbria e di Teleradio Sole nacque Rete Sole, gli editori chiamarono alla direzione dell’emittente proprio Pistellini. L’emittente assume una connotazione umbro-romana con sbordamenti anche in altre zone dell’Italia centrale.
Pistellini inventò una via nuova nel modo di fare informazione televisiva, grande successo di pubblico lo ottenne con trasmissioni come Corso Vannucci. Quelli della politica (dal nome di un’importante strada di Perugia dove sono ubicati i palazzi del potere locale),, Le interviste di Mario Pistellini, La posta di Mario Pistellini, programma condotto fino all’ultima puntata andata in onda il 18 maggio 2010. Mario Pistellini ha esercitato con libertà la professione di giornalista per 40 anni, dal 1970 fino a pochi giorni prima della sua morte.
Espressioni di vivo cordoglio da parte del Presidente della Regione Umbria, del Presidente della Provincia di Perugia e dalle altre istituzioni regionali, ai dipendenti di Rete Sole e alla sorella Maria Stella, espressioni di cordoglio che facciamo anche noi di Millecanali con questo ricordo.

Il cordoglio della Presidente Marini e del presidente Guasticchi per la morte di Mario Pistellini
Grave lutto per il giornalismo e per la società regionale, che con lui perde un grande conoscitore della storia e delle tradizioni dell’Umbria ed un acuto analista, sperimentato in decenni di giornalismo militante, della politica e del costume in Umbria”.
Lo ha detto esprimendo, a nome dell’esecutivo e suo personale, ai familiari ed ai colleghi di Mario Pistellini i sensi del più vivo cordoglio. “Mario Pistellini – ha aggiunto Catiuscia Marini – riassumeva in sé alcune qualità fondamentali del giornalismo: la capacità di un punto di vista di nuovo sulle situazioni, l’approfondimento delle notizie, in una prospettiva mai ovvia, e il senso di servizio, che si traduceva in un linguaggio sorvegliato, ma sempre piano e scorrevole, nei confronti di lettori ed ascoltatori”.
“Sono profondamente addolorato per la morte di Mario Pistellini, importante ed autorevole riferimento per il mondo del giornalismo televisivo umbro nonchè apprezzato professionista del mondo dell’informazione”.
Ecco come lo ricorda Luciano Moretti.

ADESSO Mario, se c’è una vita oltre la vita, come tu ci ricordavi spesso, entri in una nuova “redazione” in compagnia di Tertulliano Marzani, Adriano Gatti e Marcello Monacelli. Si riforma, così, in qualche punto del cosmo, un team di giornalisti che hanno fatto scuola a tante generazioni di professionisti e, nei tempi bui che corrono per l’informazione, a tanti precari. Ti avevo incontrato in strada poco prima che ti recassi a registrare quella che sarebbe stata la tua ultima trasmissione, e, anche in quella occasione, come del resto facevi spesso, magari con una telefonata, mi avevi chiesto: «Che c’è di nuovo?». Tutti noi, tradizionali destinatari della tua rituale domanda, eravamo consapevoli che niente o qualche volta l’opposto di quanto ti avremmo detto sarebbe poi stato utilizzato. Ma per una forma di deontologica cortesia ti assecondavamo mai negandoti una risposta. Del resto, come dicevi tu, «il mestiere di giornalista è quello di capire per raccontare». E per capire rivolgevi la tua domanda «a spaglio». Chi sa se quel tuo essere controcorrente rispetto alle regole sacre del giornalismo ti ha dato più soddisfazioni che grattacapi? Nei tuoi pezzi scritti o parlati, per esempio, la notizia non era mai in testa. Mai, che so, un fatto avveniva in corso Vannucci ma «da qualche parte del centro storico». Mai c’erano Tizio o Caio, ma «alcuni manovratori di un certo ambiente legato alla finanza». E intanto i lettori scorrevano il pezzo sperando che la chiusa svelasse il fatto. Ma dopo aver suscitato la curiosità chiudevi il pezzo rinviando il lettore all’edizione del giorno dopo. E, in tv, quell’uso frequente del latino, privo, come si è solito fare, della traduzione? L’importante, ci dicevi, è che «chi mi deve capire mi capisca». Gli altri? «Se la prendano con quel somaro del ministro che ha abolito il latino alla scuola media preparando il futuro ad una generazione di somari come lui». Giudizi trancianti? Forse, ma questo eri tu: Mario, un perugino di Magione, che ha insegnato ad amare questa città, le sue chiese, i suoi monumenti, le sue vicende, la sua storia. Ciao, Mario, ti saluto con la formula che usavi dopo l’opinione che introduceva il Tg: «Signori e signore, buonasera. E adesso il microfono passa alle notizie della cronaca».
Presidente del Comitato regionale per le comunicazioni

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