Corriere Lombardo

corriere lombardo edda cianoQuotidiano milanese del pomeriggo che nacque con la denominazione di Giornale Lombardo il 2 maggio 1945 per iniziativa del Psychological Warfare Branch dell’ufficiale inglese Michael Noble che ne è il primo direttore. In redazione ci sono Gaetano Afeltra, Dino Buzzati, Benso Fini (già redattore capo del Corriere della Sera e padre del futuro giornalista Massimo), Bruno Fallacci (già redattore capo dell’edizione pomeridiana del Corriere, zio di Oriana), Giancarlo Vigorelli, Guido Piovene e Domenico Bartoli. Il 21 luglio1945 finisce la gestione italo-americana, la testata, rilevata dall’ex capo edgardo sognopartigiano Edgardo Sogno, assume la denominazione di Corriere Lombardo. Sogno si avvale di finanziamenti da parte della Rizzoli, della Edison, della Fiat della Snia e della Montecatini. Il Corriere

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Lombardo raccoglie i migliori giornalisti che ci sono a Milano in quel momento ed una schiera di eccellenti collaboratori, nell’immediato dopoguerra ebbe un indubbio ruolo culturale e politico con firme ragguardevoli. Nel gennaio 1946 istituì un premio letterario di risonanza nazionale vinto da Alberto Moravia con Agostino, la giuria era formata da firme prestigiose: Arrigo Benedetti, Carlo Bo, Angelo Magliano, Mario Melloni, Enrico Emanuellli, Indro Montanelli, Sergio Solmi, Arturo Tofanelli, Giancarlo Viigorelli. Fra i collaboratori c’erano: Bruno Castellino, Tommaso Besozzi, Emilio Radius, Arrigo Benedetti (critico letterario), Eugen Coserin (per la cronaca d’arte), Augusto Del Noce, Vittorio Notarnicola, Piero Ghilarducci e Nino Nutrizio (caposervizio allo sport fino al 1952 anno in cui fonderà La Notte). Il 2 luglio 1946 il giornalista liberale Angelo Magliano succede a Sogno nella carica di direttore. A Magliano succedono Ermes Gagliardi e Filippo Sacchi. Sacchi, già al Corriere della Sera con Luigi Albertini e con Mario Borsa direttore de La Lettura, critico cinematografico, resterà al timone fino al 30 giugno del 1948. E’ durante la direzione di Sacchi che la gestione del quotidiano viene rilevata dall’Editoriale Giornali e Riviste, il quotidiano si presenta anche con un’edizione mattutina (Corriere di Milano) ma per pochi mesi, continua poi ad uscire con l’edizione pomeridiana. A Sacchi succede un altro liberale, Benso Fini che resterà al timone del quotidiano per ben tredici anni (dall’1 luglio 1948 al 15 agosto 1961) e che sarà il direttore più longevo nella storia della testata. E’ durante la direzione di Fini che il Corriere Lombardo organizza la Sei giorni della canzone, manifestazione canora che si svolge dal 1958 al 1961 al Teatro Smeraldo di Milano.

 

il primo giornale del pomeriggio sorto in Italia nel dopoguerra e cominciò rompendo il clichè del giornalismo tradizionale, con foto e titoli choc che all’inizio furono abbastanza calibrati, contenuti, ma poi, in verità, furono un po’ troppo gridati ed enfatizzati, soprattutto quando dovette sostenere la concorrenza di nuovi giornali della sera, sempre a Milano, come il Corriere d’Informazione, sottoprodotto del Corriere della Sera e perciò dotato di molti mezzi e uomini, Milano Sera, espressione della sinistra, e poi La Notte, con un direttore, Nino Nutrizio, che si rivelò il vero uomo del giornalismo milanese di quegli anni
egidio sterpa cameraNel 1961 il Corriere Lombardo viene rilevato dall’editore Carlo Pesenti, proprietario del quotidiano concorrente La Notte. Alla direzione arriva Egidio Sterpa, proveniente dal Corriere della Sera. Pesenti offre a Sterpa la possibilità di assumere alcuni uomini da collocare nei settori chiave del giornale, Sterpa porta con sé un solo uomo, sottraendolo al Corriere d’Informazione, dove Afeltra aveva certamente innovato molto e quindi formato buoni e brillanti giornalisti. Sterpa nomina redattore capo Marco Moscati: “non volli altri perchè non volevo mortificare la vecchia redazione dove speravo di trovare forze valide, e infatti c’erano. Puntai sui giovani, poi quando se ne presentò la necessità feci qualche assunzione. Valorizzai la cronaca, lo sport gli spettacoli, tre settori in cui La Notte primeggiava. Volli ogni giorno un commento politico, breve, rapido, secco, sferzante. Inventai una rubrica intitolata Affissione, che in pochissime righe (un ghigno, un sorriso, come diceva Longanesi) segnalava icasticamente un fatto e un personaggio, e un’altra rubrica, Settebello, di gossip e di polemichette politiche. Volli anche una vignetta e, dopo varie prove, ripescai un vecchio vignettista, Manca, l’inventore del personaggio della Arcivernice del Corriere dei Piccoli. Feci rivivere un fumetto della mai adolescenza, L’uomo Mascherato, una striscia che piacque ai lettori. Curai che il giornale avesse una sua linea culturale: una volta alla settimana usciva una pagina intitolata Critica, con interventi e segnalazioni che si collocavano in zona anticonformista, valorizzammo scrittori nuovi come Luigi Santucci, Mario Gandini, Leo Vergani, figlio di Orio, che volli come collaboratore e cominciò a scrivere per noi. Prendemmo posizioni che suscitarono interessi e polemiche (la più sostanziosa ed efficace fu quella di Carlo Terron, nostro critico drammatico, uno dei più autorevoli sulla piazza, contro lo sfruttamento politico dell’opera Brecht al Piccolo Teatro. Certamente fra i giornali della sera che allora uscivano a Milano, il Lombardo si ridiede una sua dignitosa identità. Tenendolo in zona anticonformista in un periodo di arrampicamenti della cultura di sinistra cercai di dare al giornale una nuova grafica, lo feci più ordinato, una volta la settimana c’era un mio elzeviro polemico nella pagina corriere lombardoletteraria che firmavo Don Fastidio, preso in prestito dagli pseudonimi di Croce per la sua Critica. Scendevo in tipografia, naturalmente per seguire l’impaginazione. In redazione c’erano Camillo Broggi Paolo Cattaneo (che poi Sterpa chiamò a Il Giornale), Mario Casalbore, Mario Monteverdi, Carlo Maria Pensa (drammaturgo e critico di valore) tutti del vecchio Lombardo. E alcuni giovani che valorizzai: Alberto Tagliati, Antonio Barone, Giacinto Spadetta, Fernando Mezzetti, Ignazio Mormino, Franco Silvotti. Passò per Il Lombardo anche Maurizio Chierici. Non era facile affrontare la concorrenza con tutti quei giornali della sera in una Milano che neppure allora raggiungeva i due milioni di abitanti, ma riuscimmo a migliorare le nostre posizioni.”
Gli anni della direzione Sterpa, dal 1961 al 1966, furono anni pieni di avvenimenti importanti: l’uomo nello spazio, la morte di Giovanni XXIII, l’elezione di Paolo VI, il Concilio, la costruzione del muro di Berlino, i viaggi del Papa in Palestrina e in India, la morte di Togliatti, l’uccisione di Kennedy. Fummo all’altezza della situazione con i concorrenti. La mia quotidiana insistenza su temi politici convinse Nutrizio, grande giornalista sportivo che disprezzava la politica a passare dai commenti sportivi  a quelli politici, ebbe successo con quella sua prosa colloquiale da “bar sport”. Quando Pesenti decise di chiudere Il Lombardo, la circolazione non era proprio deludente: circa 80.00 copie. Quei cinque anni di direzione furono per me una grande scuola, una grande esperienza. MI impegnai con tutta la mia passione: feci esperimenti che sarebbero stati impossibili altrove, allevai alcuni giovani. Penso di essere stato un direttore che ha sempre deciso con la propria testa e in forza delle proprie convinzioni, senza mai inchinarmi a nessuno, senza mai inchinarmi a nessuno, senza subire imposizioni, che del resto non ci furono mai, forse anche perchè l’editore aveva capito benissimo che non era facile avermi domestico.”
Il 22 febbraio 1966 il Lombardo effettua uno scoop parlando del giornalino del Liceo Parini, La Zanzara, ma poco dopo avviene la chiusura.
Nel marzo 1966 infatti Pesenti decise di chiudere le pubblicazioni e di fondere la testata con La Notte: nacque La Notte/Il Corriere Lombardo, poi solo La Notte. Il quotidiano direttore da Nutrizio assorbì al redazione del Lombardo, Sterpa tornò al Corriere, l’ex direttore Benso Fini passò a Il Borghese. Il 31 marzo 1966 usciva l’ultimo numero de Il Corriere Lombardo, la testata cessava così le pubblicazioni dopo oltre vent’anni di vita. Hanno collaborato con il Corriere Lombardo anche i giornalisti Vinicio Congiu (vincitore del Premio Saint Vincent), Alessandro Minardi (che svolse le funzioni di caporedattore), Filippo Raffaelli, Sandro Angiolini, Alberto Cavallari, Danilo Sarugia, Giovanni Titta Rosa, Gian Battista Colombo, Enzo De Mitri, Ferruccio Berbenni, Carlo Maria Pensa.

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