Matteo Renzi: a rieccolo. Ha distrutto il Pd, ha distrutto l’Italia, ha consegnato il Paese a Lega e 5Stelle. Eppure è ancora, di fatto, il segretario del Pd

Giovedì 8 novembre alle ore 18 su Radio Italia Stoccarda solo Musica Italiana ospite della trasmissione L’angolo della scuola sarà il giornalista de La Stampa di Torino Jacopo Iacoboni con il quale si parlerà di scuola (è stato allievo del filosofo liberale Lucio Colletti) e della sua carriera giornalistica. Iacoboni nel 2008 ha scoperto un allora sconosciuto a livello nazionale Matteo Renzi e ha seguito il primo V day di Beppe Grillo quando il Movimento 5 Stelle non era ancora nato. Quindi ha seguito la nascita e l’affermazione del M5S scoprendone i retroscena non noti agli elettori: il ruolo della Casaleggio Associati nell’usare lo stesso Grillo e tutti gli attivisti, il conflitto di interessi della Casaleggio Associati, trame internazionali, infine, ancor prima del voto del 4 marzo, Iacoboni (unitamente a Mario Calabresi direttore de La Repubblica e a Massimo Emanuelli) ha anticipato l’ipotesi di un governo Lega/Movimento 5 Stelle. Incalzato da Emanuelli, Iacoboni spiegherà cosa è il Movimento 5 Stelle, le sue trame internazionali, il ruolo della Casaleggio (è stato lui per primo a parlare di successione dinastica fra Gianroberto Casaleggio e il figlio Davide. Si parlerà delle espulsioni fino ad arrivare alle recenti.

 

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Indro Montanelli ogni volta che Amintore Fanfani tornava al governo o nella carica di segretario della Dc, scriveva: “a rieccolo”.  Matteo Renzi ha in comune con Fanfani solo la provenienza democristiana, ma mentre Fanfani era esponente della sinistra Dc e fece grandi cose per il Paese, Matteo Renzi è la destra del Pd (uguale se non più a destra di Forza Italia, ha reso il Pd una brutta copia di Forza Italia, tanto vale votare l’originale…).  Fra i due toscani forse c’è l’arroganza, ma, rileggendo le note dei giornalisti del tempo e le repliche di Fanfani, l’Amintore democristiano sembrava mite se paragonato al Matteo del Pd.

renzi premierMatteo Renzi, figlio di Tiziano, marpione democristiano, esordisce a La Ruota della Fortuna condotta da Mike Bongiorno, politicamente parte nel 1996 facendo la campagna elettorale per Romano Prodi, ottiene la candidatura a Presidente della Provincia di Firenze, figurando in aspettativa dall’azienda parterna, per avere benefit a spese del contribuente. Eletto facilmente Presidente della Provincia di Firenze nel 2009 (allora la Toscana era feudo rosso), si fa notare per l’arroganza, la spregiudicatezza, il volere spazzare via tutto a livello locale. Lo scoprono a livello nazionale due giornalisti: Francesco Specchia di Libero e Jacopo Iacoboni de La Stampa (Iacoboni sarà da me intervistato lunedì 5 novembre alle ore 17,30 su Radio Free, http://www.radiofree.it). Informato dal collega ed amico Francesco Specchia e leggendo gli articoli di Iacoboni, sono incuriosito dal personaggio. Siamo fra il 2008 e il 2009, contatto amici toscani di radio e tv locali, le emittenti libere stanno andando in agonia (chiudono tante emittenti storiche in tutta Italia, molte persone perdono il posto di lavoro o vanno in cassa integrazione per via del digitale terrestre, altre emittenti riducono la programmazione e gli introiti). Come giornalista di Millecanali per anni seguo le drammatiche vicende delle tv locali di tutta Italia, un’agonia, un bollettino mortuario, la mazzata finale la tirano Lega e 5 Stelle sancendo la morte di altre emittenti e tempi durissime per le poche resteranno aperte.
Nel 2009. durante un’inchiesta che svolgo sulle tv locali toscane soggiornavo fra Firenze, Livorno, Pisa, Massa Carrara, Siena, verifico che anche in Toscana lo stato delle emittenti locali è comatoso. Amici che lavorano nel settore mi dicono che le emittenti che si salvano sono quelle che lavorano con la Provincia di Firenze. Una sera facendo zapping, mi imbatto su Tele37 e vedo Matteo Renzi, è il Renzi che poi tutti (ma in ritardo di anni, prima si lasciano infinocchiare) conosceranno. Sbruffone, arrogante, parla e dice cose simili a Silvio Berlusconi. Lo stesso Berlusconi poi dirà: “Renzi dice le stesse cose che diciamo noi, solo che le dice nel Pd”. Tele 37 e Rete 37 (altra emittente del gruppo) vengono da me chiamate Tele Renzi. Nel 2009 si candida sindaco di Firenze e vince al primo turno contro Giovanni Galli, ex portiere della Fiorentina.

Renzi si ricandida e vince ancora nel 2014, ma si dimette poco dopo perchè ormai si è impadronito del Pd e del Paese arrivando a Palazzo Chigi. Gli italiani allocchi sempre pronti ad aspettare il salvatore della Patria, colui che promette il bene e invece fa gli affari propri (molti ex dipietristi e sinistrorsi oggi elettori 5 Stelle ma allora renziani) ci cascano: alle elezioni europee del 2014 ottiene il 41% dei consensi un record per la destra (pardon sinistra) italiana. Gran parte degli stessi elettori, sempre ignari di cosa ci sia dietro certi innovatori sedicenti puri, quattro anni dopo daranno il proprio voto a Luigi Di Maio… Nel frattempo Renzi crea un giglio magico, trasforma il Pd nel partito degli assessori, dei consiglieri comunali, dei deputati, dei senatori, di coloro che vivono di politica, si ammanica i poteri forti (la stessa spregiudicatezza che ha oggi Luigi Di Maio). Renzi fa passare leggi come la “buona scuola” che umilia i docenti italiani e mortifica la già martoriata scuola pubblica italiana (buona scuola confermata, nonostante le promesse di abolizione fatte in campagna elettorale, dai pentastellati che anzi, secondo i precari e anche docenti in ruolo, sono riusciti a fare di peggio, al peggio non c’è mai fine…). Passano anche il jobs act, leggi a favore delle banche ed altre “riforme” che Berlusconi non si era permesso di fare. Nel 2015 durante un’intervista radiofonica con Massimo Fini, amico d’infanzia di Claudio Martelli, mi lascio andare ad un commento: “Renzi ha l’arroganza di Claudio Martelli, senza però averne lo spessore culturale e politico”… A partire al 2015 Renzi annovera una sconfitta elettorale dietro l’altra perdendo roccaforti storiche della sinistra. Altre sonore sconfitte nel 2016, verso la fine dell’anno Renzi perde il referendum costituzionale e, nonostante avesse dichiarato: “se perdo il referendum mi ritiro dalla politca” rimane in sella alla segreteria del Pd. Altre sconfitte in elezioni locali nel 2017, ma nonostante ciò rimane in sella. Il 4 marzo 2018, dopo avere subito una scissione, il Pd ha una debacle, prevista da tutti tranne che da Renzi e dai renziani. Lo portavano in giro per l’Italia piazze piccole con tante persone (tutti consiglieri comunali, assessori, persone che vivono di politica), non si accorge, e non si accorgono tutti i suoi miracolati, come vi sia uno scollamento con il Paese reale. Nonostante la debacle del 4 marzo, Renzi e i renziani, ancora non si sono accorti dove hanno sbagliato. Nessuno del Pd chiede scusa (magari piangendo) agli insegnanti, agli italiani, per le leggi che hanno fatto. Renzi fa la scena di dimettersi mettendo un fantoccio come Maurizio Martina (l’idea sarà poi copiata dal duo Di Maio/Salvini che sceglieranno un fantoccio come premier preferendolo a Giulio Sapelli che avrebbe voluto fare il premier e non il fantoccio…). Ad aprile Martina cerca di incontrarsi con Roberto Fico, ma Renzi da Fabio Fazio (ora amico dei grillini) chiude la porta ad ogni dialogo con i 5 Stelle: comanda ancora lui nel Pd è chiaro. Negli ultimi mesi non una parola di scusa da nessun esponente del Pd per avere fatto la buona scuola, il jobs act, il decreto salva banche ecc. si assiste al vomitevole spettacolo di renziani che si svegliano antirenziani, mentre si vedono in tv certe facce di palta che, pur restando renziani, ogni volta che parlano fanno venire l’orticaria. Un’opposizione non credibile, inesistente, Federico Pizzarotti definisci il Pd un “partito di moribondi”. Negli ultimi mesi il governatore del Lazio Nicola Zingaretti avanza la propria candidatura alla segretaria del Pd, poi è una girandola di nomi di renziani ed ex renziani come competitor. Ma nessuno chiede scusa, nessuno ammette dove hanno sbagliato. E poi, Renzi è ancora li, blocca, se mai ve ne fosse la volontà, ogni tentativo di cambiamento radicale del Pd. Siamo ai nostri giorni: dimissioni di Martina (ben pochi ricorderanno negli anni a venire la segreteria Martina, lodato comunque da Di Maio quando vi fu lo spiraglio di governo Pd/5 Stelle poi smorzato da Renzi.

Oggi l’annuncio di volere ricomprare L’Unità (dopo averla chiusa…) serve per “scalare” nuovamente il partito? Con il sodale Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd oggi sRenzi e Bonifazi sono stati visti alla Buvette di Palazzo Madama e fatti scherno da qualche senatore democratico evidentemente poco renziano. Chiarissimo che Renzi è ancora il padrone del Pd (come lo è Salvini della Lega, la Casaleggio Associati nei 5 Stelle e Berlusconi in Forza Italia), non se ne andrà mai, resterà nonostante le tante dimissioni annunciate. Se esordì a Palazzo Chigi parafrasando la nota canzone di Giliola Cinquetti NON HO L’ETA’ oggi potrebbe cantare un brano di Dalida, MORIRE SULLA SCENA: ma io voglio morire sulla scena, davanti ai riflettori”…

Lunedì 5 novembre alle ore 17,30 su Radio Free ospite il giornalista de LA STAMPA di Torino Jacopo Iacoboni, colui che per primo si occupò a livello giornalistico, nel 2008, di un allora sconosciuto a livello nazionale, Matteo Renzi, e che, sempre nel 2008, fu il primo giornalista a scoprire il nascente Movimento 5 Stelle. Intervistato da Massimo Emanuelli, colui che nel 1993 fece la prima intervista radiofonica ad un allora sconosciuto Matteo Salvini, nel corso della trasmissione si parlerà di scuola (Iacoboni si è laureato con il filosofo Lucio Colletti) si parlerà dei due Matteo e del Movimento 5 Stelle svelando i retroscena che quasi nessuno conosce.

Mercoledì 7 novembre alle ore 13 su Radio Blu Italia e giovedì 8 novembre alle ore 18 su Radio Italia Stoccarda solo Musica Italiana ospite della trasmissione L’angolo della scuola sarà il giornalista de La Stampa di Torino Jacopo Iacoboni con il quale si parlerà di scuola (è stato allievo del filosofo liberale Lucio Colletti) e della sua carriera giornalistica. Iacoboni nel 2008 ha scoperto un allora sconosciuto a livello nazionale Matteo Renzi e ha seguito il primo V day di Beppe Grillo quando il Movimento 5 Stelle non era ancora nato. Quindi ha seguito la nascita e l’affermazione del M5S scoprendone i retroscena non noti agli elettori: il ruolo della Casaleggio Associati nell’usare lo stesso Grillo e tutti gli attivisti, il conflitto di interessi della Casaleggio Associati, trame internazionali, infine, ancor prima del voto del 4 marzo, Iacoboni (unitamente a Mario Calabresi direttore de La Repubblica e a Massimo Emanuelli) ha anticipato l’ipotesi di un governo Lega/Movimento 5 Stelle. Incalzato da Emanuelli, Iacoboni spiegherà cosa è il Movimento 5 Stelle, le sue trame internazionali, il ruolo della Casaleggio (è stato lui per primo a parlare di successione dinastica fra Gianroberto Casaleggio e il figlio Davide. Si parlerà delle espulsioni fino ad arrivare alle recenti.

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