Indro Montanelli

MONTANELLI UN ANNO DOPO
di Massimo Emanuelli

L’Opinione delle Libertà 22/7/2002

Il 22 luglio dell’anno scorso moriva Indro Montanelli, il vecchio Indro se ne andava dopo avere scritto fino a poche ore prima, l’ultimo suo articolo, l’ultima sua stanza, fu un necrologio: il suo. Giunto al termine della sua lunga esistenza Indro Montanelli, giornalista, Fucecchio 1909 – Milano 2001, prende congedo dai suoi lettori ringraziandoli dell’affetto con cui l’hanno seguito. Le sue cremate ceneri siano raccolte in un’urna fissata alla base, ma non murata, sopra il loculo di sua madre Maddalena nella modesta cappella di Fucecchio. Non sono gradite né cerimonie religiose, né cerimonie civili.
L’ombra della morte era scesa anche su Montanelli sembrava che per il vecchio Indro non dovesse succedere mai, forse c’eravamo illusi che fosse immortale? Fuoriclasse del giornalismo, carattere difficile, toscanaccio, un misantropo, come sosteneva il suo amico Longanesi, un uomo controcorrente, la “stecca nel coro”. A un anno dalla morte sono già usciti diversi libri su di lui (ricordo quelli di Giorgio Soavi, Tiziana Abate, Marcello Staglieno), sono state ristampate tutte le sue opere. La sua stanza si è trasformata in Risponde Paolo Mieli, ma al CORRIERE ristampano proprio sotto la rubrica di Mieli le “stanze di Montanelli”. Credo che ben pochi si siano domandati: chissà cosa avrebbe scritto Montanelli sui fatti di cronaca di quest’ultimo anno. Le Twin Towers, il caso di Cogne, e delle tragedie di Linate e del Pirellone? Chissà cosa penserà del sindaco Albertini entrato nel primo anno del suo secondo mandato, e in questi giorni alle prese con le proteste dei taxisti. Chissà ancora cosa penserebbe il vecchio Indro del suo amico-nemico Berlusconi, giunto al suo primo anno di governo? E della morte del suo “puledro” Daniele Vimercati (probabilmente stanno già discutendo nell’aldilà, stanno forse parlando di politica, di attualità o dell’eliminazione dell’Italia ai mondiali?) A queste domande nessuno potrà rispondere, mentre molti lo ricordano e lo ricorderanno. Io posso dire ricordare soltanto due fugaci incontri. In occasione della presentazione di un libro di fronte ad una mia domanda scontata e banale mi rispose in malo modo, da toscanaccio quale era, ma in maniera intelligente, bruscamente, ma civilmente, con poche parole, senza rispondere, mi diede la risposta. La mia domanda era: “che consiglio darebbe ad un giovane che vuole fare il giornalista”, lui rispose: “suvvia, gli consiglierei di non nascere…” In un’altra occasione gli parlai del mio libro sui sindaci di Milano, ebbi quasi l’impressione che volesse dirmi: “io sono stanco di vivere, i miei amici se ne sono tutti andati”. In quel momento feci mia una sua definizione, ribaltandola: lui si definiva “uomo di destra che, non potendo stare con questa destra, stava con la sinistra”, io oggi, questa la sua eredità, mi definisco uomo di sinistra che, non potendo stare con questa sinistra, si sente più vicino alla destra. Forse Montanelli ci ha lasciato perché aveva dovuto scriverne troppe. Il suo amato-odiato e poi di nuovo amato Corriere della Sera lo ricorderà con Cari lettori vi scrivo, tre racconti tratti da romanzi giovanili, rilegati un’edizione elegante, e dedicati agli aspetti più importanti della sua vita: dal giorno della nascita alle cronache della prima giovinezza, dal ritratto dei luoghi d’infanzia alla figura dei genitori, dalle riflessioni sulle guerre ai ricordi delle persone che ha amato e che più lo hanno ispirato. E ancora: dal 22 luglio uscirà un cofanetto con Le Stanze e Le Nuove Stanze. “Se qualcuno mi chiedesse: ‘cosa vorresti che, dopo di te, di te rimanesse? risponderei senza esitare: ‘questi colloqui”.
Chissà cosa penserà Montanelli di tutti i ricordi che in questi giorni sono usciti e usciranno su di lui, io credo che condividerà l’idea del suo amico Prezzolini: gli uomini sono buoni con i morti, così come sono cattivi con i vivi.

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