Movimento 5 Stelle se ne va anche Lorenzo Tosa, c’è ancora qualcuno di onesto che se ne va perdendo il posto di lavoro per essere in pace con la propria coscienza

Lunedì 5 novembre alle ore 17,30 su Radio Free ospite il giornalista de LA STAMPA di Torino Jacopo Iacoboni, colui che per primo si occupò a livello giornalistico, nel 2008, di un allora sconosciuto a livello nazionale, Matteo Renzi, e che, sempre nel 2008, fu il primo giornalista a scoprire il nascente Movimento 5 Stelle. Intervistato da Massimo Emanuelli, colui che nel 1993 fece la prima intervista radiofonica ad un allora sconosciuto Matteo Salvini, nel corso della trasmissione si parlerà di scuola (Iacoboni si è laureato con il filosofo Lucio Colletti) si parlerà dei due Matteo e del Movimento 5 Stelle svelando i retroscena che quasi nessuno conosce.

Vi aspettiamo lunedì 5 novembre alle 17,30 per ascoltarci cliccate
http://www.radiofree.it

lorenzo tosaLorenzo Tosa, portavoce ligure del Movimento 5 Stelle, addetto stampa della Regione Liguria, ex Il Fatto Quotidiano si è dimesso dal suo incarico rinunciando al suo posto di lavoro. Il Movimento 5 Stelle è infatti diventato il più grande ufficio di collocamento hanno sistemato negli Enti pubblici e al governo tante persone che, a differenza di Tosa, una professionalità (e una coscienza) ce l’ha, non hanno mai lavorato, erano disoccupati e che sono stati sistemati con mega consulenze negli Enti pubblici. Si spiegano così tutti i silenzi sul venire a meno dei principi originari del Movimento, del resto condizione essenziale per essere assunti come portaborse, addetti stampa, consulenti vari, è quella di ossequiare il capo, non avere mai lavorato ed essere senza lavoro, meglio avere zelanti esecutori che non rinunciano al posto di lavoro.

Tosa invece ha rinunciato al suo posto di lavoro: “E’ una questione di coscienza, lascio il Movimento perché si sta accodando al peggior populismo”. Il giornalista con un lungo post su Facebook così ha motivato le ragioni del suo abbandono: ” Mi ci sono voluti due anni per riflettere, trenta secondi per decidere. La verità è che non ero più in grado di garantire quella professionalitá che ho sempre messo sopra tutto. Sopra le idee e i dubbi, sopra la stanchezza e la coscienza personale. Ci vuole un po’ di coraggio, e un pizzico di follia, per lasciare il certo per l’incerto, l’ovvio per il forse. Ma siamo arrivati a un punto tale che non é piú possibile chiamarsi fuori. Il giorno dopo lui, che non è mai stato un attivista del M5S “ma non nego per fare un lavoro del genere ci volesse un’adesione ideale al progetto”, dice che non vuole fare il “dissidente di professione”. Ma rivendica la scelta, ancor più difficile se si pensa che Tosa non aveva un’alternativa lavorativa. “Il M5S è cambiato, se prima potevo tollerare certi aspetti, oggi quel travaglio è diventato insostenibile. Il Movimento sta ormai accodandosi al peggior populismo, quello alla Trump o alla Bolsonaro”. E infatti nel messaggio scrive che “stiamo costruendo un mondo in cui, se fai figli, ti regalano un terreno da coltivare, in un’equazione prole-raccolto-forza lavoro che credevo di ripassare giusto in qualche volume di Jacques Le Goff. Come fai, di fronte a questa onda anomala, a mettere davanti lo stipendio? Come fai a continuare a ripeterti – e a ripetere a tuo figlio – che lo stai facendo per lui quando duecento uomini, donne e bambini vengono tenuti in ostaggio per giorni in mezzo al mare, nel silenzio da brividi di un’intera classe politica?”. Chiaro il riferimento alla nave Diciotti e al sostanziale silenzio del M5S rispetto alle esibizioni muscolari sulla pelle dei migranti dell’alleato di governo, Matteo Salvini.

Gli eletti 5 Stelle non hanno potuto accusare Tosa di essersene andato per tenersi i soldi, la poltrona e con altre accuse che di solito i 5 Stelle si inventano per accusare chi lascia il Movimento.  Tosa però è stato immediatamente cancellato dalle chat senza ricevere alcun saluto né ringraziamento da parte dei consiglieri che seguiva fino al giorno prima quotidianamente. “In compenso però mi hanno scritto decine di persone da tutta Italia per complimentarsi. Ma non credo di aver fatto nulla di eccezionale, ho solo seguito la mia coscienza”.

C’è da augurarsi che Tosa non riceva minacce, calunnie, delle quali gli haters 5 Stelle sono esperti nell’azionare la macchina del fango sono soliti.  L’abbandono di Tosa è l’ennesima defezione all’interno del Movimento, la vecchia guardia dei primi meet up, ambientalista e culturalmente di sinistra da tempo ha lasciato il M5S.  Paolo Putti, il primo eletto in quel di Genova che nel 2012 sfiorò il ballottaggio, abbandonò il Movimento poco prima delle elezioni del 2017 e si presentò con una lista civica (attualmente è consigliere comunale), Marika Cassimatis, docente, co conduttrice del programma radiofonico L’angolo della scuola, sempre nel 2017 vinse con regolari elezioni le primarie ma venne giubilata da Beppe Grillo che impose il candidato prono ad Alice Salvatore (la zarina ligure) con un “fidatevi di me” degno di una Repubblica delle banane. Crisi di coscienza per il senatore ligure Matteo Mantero, indeciso se votare o meno il decreto sicurezza insieme alla Lega, rischia l’espulsione. Resta in sella Alice Salvatore (arrivata dopo nel Movimento) settaria, acritica, zelante nei confronti della Casaleggio Associati.

cassimatis-pias-emanuelli-pizzarottiAnaloga sorte in Piemonte, ha abbandonato il Movimento il primo consigliere comunale torinese, Vittorio Bertola, hanno abbandonato i fondatori dei primi meet up legati ai No Tav (uno dei tanti voltafaccia pentastellati è la questione Tav). Anche a Milano dei dieci fondatori del M5S non è rimasto nessuno, come recitava la filastrocca di Dieci piccoli indiani (e poi alla fine non rimase nessuno) e come diceva (lo ha ricordato Jacopo Iacoboni giornalista de La Stampa) lo stesso Beppe Grillo: “alla fine non resterà nessuno”. Nel capoluogo ambrosiano ci sono alcuni parvenue, iscritti al Movimento dal 2013 e finanche dal 2018, comunque nel capoluogo lombardo, avvezzo al lavoro, il Movimento 5 Stelle non ha mai sfondato (si è attestato attorno al 10%) perché la citta non ama i fannulloni che non lavorano.  A Parma hanno lasciato da tempo gli storici fondatori che hanno seguito Federico Pizzarotti nella sua lista civica, ma anche in altre città d’Italia gli attivisti storici hanno lasciato. Sono rimasti nei 5 Stelle solo gli opportunisti, i disoccupati, coloro che non hanno né arte né parte, leccaculo, zelanti esecutori ossequiosi ai vari ras locali e nazionali.

Sabato 3 novembre saremo in onda con L’angolo della scuola alle ore 22 su Radio Hemingway per seguirci cliccate

http://www.radiohemingway.net

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...