Davide Rampello

Davide Rampello

DALLE TV PRIVATE ALLA TRIENNALE

di Massimo Emanuelli


Davide Rampello, oggi docente universitario e Presidente della Fondazione Triennale, è stato uno dei primi registi delle tv private. Fra i suoi lavori ricordiamo: Settimo round (TeleAltomilanese, 1977), quindi svariate regie ad Antenna 3 Lombardia: dal telegiornale, a programmi per ragazzi e spettacoli vari (Occhio agli occhi, condotta da Almo Alberto Montarese, Fil rouge presentato da Ettore Andenna, alcune edizioni de Il pomofiore presentato da Lucio Flauto, e de La bustarella condotta da Ettore Andenna). Rampello è stato anche l’autore (con Gino Negri) dei testi della trasmissione cult di Antenna 3 Lombardia  La piazza programma di cui è anche regista. Poi il passaggio alla corte di “Re Silvio Berlusconi”: Pop Corn (Telemilano 58, poi Canale5, stagioni 1980/1982), DOMENICA CON FIVE (1981), Premiatissima (1982), Attenti a noi su Canale5 (1983), Risatissima (1984 e 1985), Prematissima (1986). Rampello è anche il regista del Gran Premio Tv edizione 1986, E Wiva (Canale5, 1988), Tele visioni (un programma sperimentale di Canale5, di cui Rampello è autore e la regia è di Luca Lucini), Finalmente venerdì (Canale5, 1989/1990), Una rotonda sul mare (Canale5, 1990). Fra gli altri lavori di Rampello ricordiamo: varie edizioni del Telegatto (Gran premio della Tv), e la direzione di La Cinq, la tv francese di Silvio Berlusconi

Davide Rampello nasce a Raffadali, in provincia di Agrigento, il 24 agosto 1947, frequenta il liceo a Treviso, e l’università a Bologna. Rampello arriva a Milano sul finire degli anni ’60, la sua prima casa milanese è in Via Teodosio: “ricordo che attraversavo la città a piedi di notte, era una città che dava sicurezza. Incontrai una serie di personaggi come il poeta Franco Loi, che fu anche mio testimone di nozze, il pittore Teodoreddi, Domenico Porzio, a casa del quale organizzavamo cene, frequentai anche Giovanni Raboni.” Altro luogo milanese di Rampello è lo studio di Piero Leddi: “li incontrai stampatori, artisti ed altre insigni personalità che contribuirono alla mia formazione. Si respirava un clima molto vivo, era ancora la Milano del Rigolo, dei vigili cortesi.” Nel 1972 Rampello viene chiamato da Nino Vascon, direttore dei servizi giornalistici, fine scrittore, grande umorista amico di Hugo Pratt, e inizia a lavorare come ricercatore storico ed iconografico, quindi è autore, e filma programmi: “Grazie a Vascon conobbi anche Vittorio Sereni”: Rampello lavora poi nella redazione di un programma rimasto un mito per la generazione del baby boom, Il Dirodorlando, condotto da Ettore Andenna. Il dirodorlando fu la trasmissione per ragazzi più innovativa della storia della televisione italiana, chi non ricorda l’incip di Andenna: “barabitti e barabitte”?, il funzionario che seguiva tale trasmissione – ricorda Rampello – era Bianca Pizzorno, la più importante scrittrice di libri per ragazzi. Rampello conosce Guido Stagnaro che sta realizzando la prima trasmissione a colori della tv italiana, Alice nel paese delle meraviglie con Milena Vukotic. Rampello lavora come aiuto regista con Ermanno Olmi con il quale collabora alla realizzazione del cortometraggio De Gasperi un uomo. Parallelamente Rampello svolge attività di ricerca, facendo lo storico della pittura materiale, nel 1976 cura per conto di Palazzo Grassi, centro nazionale delle arti e del costume, la mostra Settecento anni di costume nel Veneto. Nel 1978 Rampello viene chiamato a far parte del comitato degli esperti per le celebrazioni di Giorgione, presieduto dal professor Lionello Puppi, titolare della cattedra di storia dell’arte dell’Università di Padova, Rampello cura la sezione sulla cultura materiale. “In tale occasione conobbi altri grandi personaggi milanesi”. Sul finire degli anni ’70 è fra i fondatori della società italiana per l’archeologia industriale, che organizza alla Rotonda di via Besana una mostra su San Leucio, città ideale realizzata da Ferdinando IV di Borbone: “tale città- sottolinea Rampello – anticipava i progetti di falansterio”.
Alla fine degli anni ’70 inizia a lavorare come regista per “le televisioni libere” come le definisce lui: “ciò nacque da esigenze di guadagno, con i soldi guadagnati con le televisioni, potei permettermi di continuare le mie ricerche. Strada facendo il mondo della televisione cominciò ad affascinarmi, non aveva nulla a che fare con la Rai, anche se li ebbi occasione di lavorare con Aldo Spinotti, uno dei più importanti direttori della fotografia del mondo”. Rampello lavora a Telealtomilanese del petroliere Mancini, la seconda televisione italiana dopo TeleBiella: “A Tam venni chiamato da Cino Tortorella, col quale avevo lavorato in Rai, conobbi Beppe Recchia, e Lucio Flauto, un uomo di grandissima capacità comunicativa.”. Da Tam il passaggio ad Antenna 3 Lombardia: “il 3 novembre 1977 si inaugurarono le trasmissioni con un incontro di pugilato, ad Antenna 3 Lombardia lavoravano tre registi: io, Beppe Recchia, e Cino Tortorella”. Rampello lavora all’emittente di Legnano per un anno e mezzo facendo tutti i tipi di regia: spettacolo, telegiornale (la sigla era Oxygene di Jean Michelle Jearre), spettacoli per ragazzi ecc.” Lavora con Enzo Tortora, Lucio Flauto, Ettore Andenna e Renzo Villa. L’emittente vive la sua stagione felice con programmi cult come Occhio agli occhi (condotta da Almo Alberto Montarese), Fil rouge (Ettore Andenna), Il pomofiore (Lucio Flauto), Il Bingoo (Renzo Villa), La bustarella (Ettore Andenna). Il creativo Rampello vive un’intensa stagione, ma ben presto si accorge per primo del limite dell’emittente e delle altre tv locali: “il limite era quello di accontentarsi del successo e del riconoscimento delle zone di Busto Arsizio e di Legnano”, Rampello si augura di incontrare un imprenditore dinamico che abbia il coraggio di andare oltre il locale e di avventurarsi in un tentativo di concorrenza alla Rai. Arriva il 1980 e Silvio Berlusconi, che ha da poco trasformato Telemilano 58 in Canale5, propone a Davide Rampello di collaborare con il suo gruppo. Rampello accetta e si porta con sé alcuni giovani tecnici ed operatori. Firma la regia di programmi cult della prima Canale5: Pop Corn, Domenica con Five, Premiatissima, Risatissima, Attenti a noi due ed altri. “Si era costituito un gruppo – ricorda Rampello – formato da Silvio Berlusconi, Carlo Freccero, Valerio Lazarov, ed io. Freccero inventò il palinsesto, si creò per la prima volta l’arte del palinsesto, prima c’era la controprogrammazione. Lazarov faceva la regia, essendo un eccellente tecnologo innovò la tecnologia televisiva, io facevo il direttore artistico, Berlusconi l’editore. Nacquerò così le grandi regia del sabato sera. Furono anni straordinari per le opportunità permesse, io avevo la possibilità di fare quello che volevo, rispondevo soltanto a Berlusconi. L’età media era giovanissima, c’era un grandissimo entusiasmo tutti volevano far bene, ricordo che lavoravamo anche di notte, pochissimi giorni di vacanza.” Rampello è il primo nel mondo ad usare in televisione la steadycam: “avevo visto Shining, il film di Kubrik, e chiesi delucidazioni a tecnici, decisi di applicare tale sistema nel 1982 in Premiatissima, con Claudio Cecchetto ed Amanda Lear. Era una cosa stupefacente perché nessuno aveva visto mai le telecamere correre e salire, poi vi fu un uso e un abuso di tale sistema…”
Rampello nella seconda metà degli anni ’70 si trasferisce in Via Orti, zona Porta Romana, con gli anni ’80 abita in Via Donizzetti, prima, e in Via Fratelli Gabba, poi, così il nostro ricorda la “Milano da bere”: “Milano negli anni ’80 era caratterizzata dalla pubblicità, della moda e dalla televisione, vissi quegli anni praticamente dentro la televisione. Era una Milano ricca di locali, la sera uscivo con i miei collaboratori (coreografi, costumista, operatori), andavamo a ballare e pensavamo intanto come fare le coreografie dei balletti. Furono anni molto intensi per me, lavoravo dalle 7 di mattina fino a notte inoltrata, il mio ricordo di Milano di quegli anni è dato da locali e ristoranti ove andavo per lavoro la sera. Furono gli anni della grande ristorazione milanese, si affermò Gualtiero Marchesi, che cambiò il concetto di ristorazione in Italia, si affermò la Cassinetta di Lugagnano, tutti protagonisti di una vivacità straordinaria. Gualtiero prese le tre stelle Michelin per il suo ristorante di Via Bonvesin della Riva.”
Nella seconda metà degli anni ’80 Berlusconi acquista Italia1, prima, e Rete4, poi, e vuole Rampello a Le Cinq. “Il 20 gennaio 1986 il governo francese diede il permesso a Berlusconi, il 20 gennaio 1986 al Teatro Marigny di Parigi Berlusconi annunciò: fra un mese vi sarà una televisione privata francese. In un mese montai negli studi milanesi, perché in Francia non riuscimmo a trovare gli studi televisivi, nacque la scenografia per la trasmissione inaugurale de La Cinq. Contattai tutti i francesi di Milano, coinvolgendo il Centre Cultural Francais. Fra gli ospiti d’onore c’erano Sting, Al Jarreau, e naturalmente tanti artisti francesi, lavorai due notti ininterrottamente. Galliani usò il satellite riuscendo a mandare in Francia una pizza, l’altra copia la portai io in aereo a Parigi assieme a Berlusconi. Fu un successo incredibile come audience, ricordo che la sera successiva l’inaugurazione andai a mangiare in un ristorante parigino con Celeste Johnson ed altri notissimi artisti, il direttore del ristorante mi accolse dicendo: vous etes monsieur Rampello!. Quello fu l’apice di un certo momento della televisione, successivamente la tv si strutturò come azienda, si crearono gerarchie, cambiò il modo di fare televisione, ed io iniziai a staccarmi da tale mondo.”
Negli anni ’90 nuova avventura straniera per Rampello, è la volta di Telecinco, Rampello cura lo spettacolo inaugurale con Miguel Bosè, quindi si lega a Marcello Dell’Utri col quale organizza corsi di formazione per lo sviluppo di talenti, per identificare la motivazione, la capacità di mettere assieme le persone, per offrire ai clienti una serie di opportunità che andavano non solo verso l’affare economico, ma anche nella direzione dei gusti. “Ad esempio in occasione del Festival di Salisburgo organizzammo mostre, anteprime, riprese televisive”. Rampello è quindi consigliere delegato e fra i fondatori di Grandi Eventi Rti (Reti Televisive Italiane), la prima grande società italiana che si occupa di eventi. “Dimostrammo che si poteva fare mostre d’arte ed eventi per guadagno, questa operazione non nacque però per il businnes, perché rispetto ai fatturati del gruppo vi erano piccole entità, ma per la soddisfazione di razionalizzare, programmare, lavorare in modo eccellente per la comunicazione, era qualcosa di innovativo”. Rampello organizza molte mostre, per due anni è direttore del Carnevale di Venezia (1992 e 1993), praticamente lo reinventa (negli anni precedenti non si era svolto) e riesce a portare 700.000 persone a Venezia. Rampello organizza quindi importantissime mostre per la Biennale (Francis Bacon, Longhi, Tintoretto), la Mostra di Carrà a Roma per la Galleria di Arte Moderna, la mostra di Gaugin per il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, la mostra sull’arte giapponese a Firenze.
Nel 1994 Rampello viene nominato direttore delle Comunicazioni e dell’immagine del gruppo. Fonda la Blue Klein & Patners, società che si occupa di intrattenimento e promozione. In Mediaset si occupa della Fondazione cinema (restauro film), Rampello cura il Creativo Web & Tv Festival.
Nel 1997 il suo nome figura fra i papabili assessori alla cultura della prima giunta Albertini, ma alla fine gli viene preferito Salvatore Carrubba, collabora quindi con l’assessore ai Giovani e Sport del Comune di Milano Sergio Scalpelli per la Fabbrica del Vapore. A penalizzare Rampello è l’essere targato uomo Fininvest, sul suo nome pongono il veto non soltanto i comunisti ma anche personaggi di piccolo calibro della Casa delle Libertà e di Forza Italia, invidiosi delle sue capacità e del suo spessore culturale.
Rampello non si scompone, continua a lavorare seriamente, e viene chiamato dall’Università di Padova, l’Università di Galileo Galilei, insegna Teorie e tecniche della promozione di immagine presso la facoltà di lettere e filosofia. Viene nominato membro del consiglio di amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel 1998 sarà sostituito dall’attore Luca Barbareschi.
Nel 2000 Rampello, unitamente a Silvia Corinaldi e ad Augusto Morello, viene nominato consigliere di amministrazione della Fondazione Triennale di Milano. Morto Morello, viene nominato nuovo Presidente. Ma i salotti milanesi si oppongono a tale designazione. “Vi fu tutta una serie di lobby che voleva esercitare poteri ed altre cose, fino alla fine avevo contro due consiglieri che volevano un architetto o un designer come Presidente. La Triennale è un grande ente culturale che da una grande prevalenza al design, ma vi sono anche altre cose che vanno valorizzate. La gestione di tale fondazione deve essere fatta con una visione alta, interdisciplinare, con una grande attenzione alla comunicazione, cercando di coinvolgere il più possibile tutte le università milanesi. La Triennale non deve restare solo il luogo dove si fanno le mostre, ma si deve trasformare in un luogo dove si esprime pensiero, dove si crea pensiero. Il Politecnico avrà un rapporto privilegiato perché è affine, ma non sottovaluterò la Statale e le altre università milanesi.” Il programma di Rampello è interdisciplinare, la sua scelta come consigliere di amministrazione, prima e come Presidente della Fondazione Triennale, poi, è stata l’ennesima prova della sapienza del sindaco di Milano Gabriele Albertini, che così ha commentato dopo l’elezione di Rampello a Presidente: “ Davide Rampello proviene dal mondo dell´impresa privata e ne raccoglie la vivacità di idee e la capacità imprenditoriale. Potrà ora finalmente portare a livelli di eccellenza un ente come quello della Triennale che il mondo del design e dell´arte moderna ci invidia”.
Comunico a Rampello che negli anni ’60 Presidente della XIV Triennale fu Paolo Pillitteri, racconto a Rampello un curioso aneddoto comunicatomi proprio da Pillitteri: allora la nomina del Presidente della Triennale spettava al Presidente del Consiglio dei ministri, a credere in Pillitteri fu Renato Massari, che ne parlò a Rumor. “La nomina di Rampello presidente della Triennale ha scatenato ingiustamente alcune critiche, da parte dei soliti invidiosi – ha dichiarato l’ex sindaco, nostro condirettore – ricordo che anche la mia nomina inizialmente non era presa in considerazione. A Roma, nel corso di un incontro col Presidente del Consiglio Mariano Rumor, un democristiano doroteo all’antica, io ero con Renato Massari e con un signore anziano, che aveva un altro incarico istituzionale. Rumor arrivò e Massari gli si avvicinò dicendogli: “Ti devo presentare il nuovo Presidente della Triennale”, ed indicò me, che ero vicino all’anziano signore. Rumor si avvicinò all’anziano signore e gli disse: “Complimenti”, lo abbracciò, quando Renato Massari e l’anziano signore dissero che il presidente della Triennale ero io, Rumor fu stupito, per qualche minuto continuò a dire che non poteva essere vero, che era uno scherzo. L’anziano leader doroteo mi ricordò l’episodio, ammettendo che si era ricreduto, poco dopo avermi visto operare.”
Lo storico Ente di Via Alemagna con Rampello si avvia così alla creazione del museo del design, ma i nemici di Albertini continuano a sostenere l’assurda tesi dell’inadeguatezza del curriculum di Rampello. Il tempo sarà galantuomo e Rampello, saprà dimostrare il suo valore anche in tale situazione, basta soltanto lasciargli il tempo per lavorare, anche se, per una situazione kafkiana, il consiglio scadrà il prossimo mese di febbraio. Quest’anno Rampello, che oltre a presiedere la Triennale continua la sua attività universitaria, è stato anche direttore artistico degli eventi culturali di Palermo e del Palermo Teatrodelsole festival.
Progetti per il futuro? “L’obiettivo fondamentale è quello di continuare sulla strada dell’innovazione, della trasformazione, del riposizionamento della Triennale, che passa attraverso la ristrutturazione del Palazzo, che abbiamo già iniziato. La Triennale deve diventare uno dei posti più frequentati di Milano, è mia intenzione organizzare anche un ristorante, un caffè, già ho iniziato a riorganizzare la libreria, che funziona, che vende. Abbiamo recentemente fatto un accordo con l’Ente Fiera di Milano, siamo diventati il loro partner culturale con una serie di eventi ed iniziative. A giugno 2004 saremo partner di Fiera Milano in Milano Vino, che si svolgerà in alternativa alla fiera di Bordeaux, come Triennale organizzeremo una mostra sul design del vino. Daremo spazio al mondo dell’economia del vino, attraverso il quale passa un mondo importantissimo della cultura italiana. E’ mia intenzione inoltre organizzare una grande fiera del libro, ristrutturare la biblioteca, e l’archivio, dare un accesso al Parco come era una volta, per potere ospitare i milanesi, rivitalizzare il centro di Milano che oggi alle 20 è morto. La Sovraintendenza ci ha dato il permesso per la realizzazione di un ristorante sulla terrazza, ciò mi darà la possibilità di rendere viva la Triennale e di trasformarla, attraverso una serie di relazioni, in centro di pensiero.” Altro progetto innovativo rampelliano è quello di rappresentare, celebrare e studiare, oltre ai progetti di grandi architetti, designer e urbanisti, quelli delle figure di grandi imprenditori. “Come sono grandi figure come Zanuso e Castiglioni, ma altrettanto grandi sono i Pessina, gli Alessi, imprenditori illuminati che al fianco del rischio d’impresa mettono cultura e creatività, poiché hanno creato la grande immagine italiana. Trovo assolutamente doveroso ospitare e studiare la storia di questi grandi personaggi. Recentemente ho voluto una mostra della distilleria Monino, perché tale azienda ha istituito un premio letterario con una grandissima giuria, e perché ha saputo sviluppare una qualità d’impresa che ha ridato immagine e qualità al mondo della grappa, sviluppando attorno a sé tutta una serie di valori di design”.
Milano nel 2003? “Oggi non si deve considerare soltanto Milano, ma bisogna considerarla una città infinita, la metropoli va dalla Malpensa a Brescia, si sviluppa da Como a Bergamo, ha nella Pedemontana l’ossatura e la nervatura. E’ una città, come giustamente dice Aldo Bonomi con il quale sto organizzando la mostra La città infinita per celebrare i settanta anni del Palazzo di Via Alemagna, totalmente sconosciuta. Dal riconoscimento di questa città può attuarsi il Rinascimento d’Italia.”
Concludo la mia intervista con una provocazione: alcuni giornalisti hanno iniziato a parlare della Milano del post-Albertini (non più ricandidabile dopo il secondo mandato), hanno fatto i nomi di Fedele Confalonieri e di Letizia Moratti, io propongo la candidatura di Rampello, perché amo la storia, e i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria. Paolo Pillitteri fu Presidente della Triennale, come Davide Rampello, è uomo creativo ed eclettico, Rampello mi risponde: “Sarei felicissimo che il nuovo sindaco di Milano sia Fedele Confalonieri, lo trovo un personaggio di grandissimo livello, un uomo che ha un’immagine molto alta, è un uomo che può veramente unire. Non è mia intenzione fare il sindaco di Milano”.

TRATTO DAL QUOTIDIANO NAZIONALE L’OPINIONE DELLE LIBERTA’

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