Consiglio di amministrazione Rai per quattro poltrone ben 236 candidati, accanto ad acuni nomi altamente qualificati una pletora di incompetenti ed illusti Carneadi. La lottizzazione continua?

rai“Viva la RAI che ci fa crescere sani, viva la Rai quanti geni lavorano per noi, viva la Rai, con il suo impero, dice la Rai, soltano il vero, viva la Rai, dimmi da quale parte stai” cantava Renato Zero durante la prima Repubblica. Anni molto lontani molto criticati nel periodo di Tangentopoli quando gli italiani improvvisamente si svegliarono e si accorse di un fenomeno definito “lottizzazione” neologismo creato dal giornalista Alberto Ronchey per descrivere la spartizione degli incarichi in un ente, in specie nella Rai, in base all’appartenenza politica dei candidati piuttosto che alle loro capacita’ professionali. Eppure la tanto vituperata prima Repubbica espresse personalità del calibro di Sergio Zavoli, Bruno Vespa, Enzo Biagi, lo scrittore Giorgio Bassani ecc.   Nel Cda Rai, ma anche alla direzioni delle reti dei tg e persino nelle assunioni di usceri raccontano gli storici e i testimoni del tempo, finivano democristiani, socialisti, comunisti, liberali, socialdemocratici, repubblicani e, per sbaglio, anche qualcuno bravo… Dapprima di nomina governativa poi di nomina parlamentare, le massime cariche Rai con gli anni non sono mai cambiate e, se qualche modifica c’è stata, semmai è stata in peggio… Negli anni ’80 venne introdotto il sistema 643111. Non era il numero di un centralino telefonico, ma una cifra usata da Bettino Craxi per spiegare la lottizzazione Ai vertici della Rai le persone della Democrazia Cristiana erano sei, quattro del Pci, tre del Psi, una a testa dei partiti minori (socialdemocratici, liberali, repubblicani). Si arrivò anche alla spartizione delle tre reti: Rai1 alla Dc, Rai2 al Psi, Rai3 al Pci Ma anche qui, ripensando ai lottizzati, nomi di altissima qualità, competenti nel settore televisivo e giornalistico, salvo qualche rara ecceziione

Poi arrivò Tangentopoli, il falso moralismo, il volere cambiare tutto per non cambiare nulla (come raccontava Tomasi di Lampedusa nel romanzo Il gattopardo), si arrivò alla Rai dei manager, dei “professori”, ad una nuova lottizzazione: Rai 2 di competenza del centro destra, Rai3 restò ai comunsiti (poi post comunisti), Rai1 finiva, secondo il vincitore delle elezioni, al centro sinistra o al centro destra.  Fallirono o vennero bloccati i tentativi della Lega allora guidata da Umberto Bossi di portare una rete Rai a Milano (alle originidell’azienda pubblica di Stato diverse erano le produzioni realizzate nel capoluogo lombardo, poi la Rai divenne romanocentrica).  Si giunse al paradosso della nomina di manager che si vantavano di non guardare la televisione, di persone totalmente a digiuno del mezzo ma, nonostante ciò, nominate nel cda della Rai. L’attore Luca Barbareschi ebbe a dire che la Rai della seconda Repubblica lottizzava “comunisti e mignotte del Pdl”… Recentemente, in base alla riforma della governance varata dal governo Renzi, i membri del cda passano da nove a sette: due eletti dalla Camera e due dal Senato, due designati dal Consiglio dei ministri su proposta del ministero dell’Economia, uno eletto dall’assemblea dei dipendenti Rai. Il cda nomina tra i suoi membri il presidente (acquisito l’ok della Vigilanza a maggioranza di due terzi) e nomina anche l’amministratore delegato su proposta dell’assemblea dei soci.

Ed ora? Siamo arrivati alla terza Repubblica, che, come la seconda, annuncia di volere cambiare tutto.  Dopo la nomina dei sottosegretari le forza politiche si occuperanno del cda della Rai, successivamente dei direttori di rete e dei tg. Si inizia con i quattro membri del cda Rai.  Ben 236 candidatura inoltrate alla Camera e al Senato (ma alcuni hanno inoltrato il proprio curriculum sia a Palazzo Madama che a Palazzo Montecitorio).  Puntano alla riconferma gli uscenti Arturo Diaconale, Giancarlo Mazzucca, Franco Siddi e Carlo Freccero, unico, a quanto pare, che potrebbe essere confermato in quanto in area 5 Stelle, vincitori delle elezioni ed ormai establshment. Sia chiaro la competenza di Carlo Freccero in fatto di televisione è indiscutible, semmai è il sistema della lottizzazione che era estraneo al programma originario del Movimento.  Un marpione della politica come Paolo Cirino Pomicino denotava come nel corso della prima Repubblica vi erano una selezione, un cursus honorum, mentre oggi (riferito al sistema Italia e a tutti partiti) prevale la cortigianeria. Eppure al di là dello schieramento politico e della lottizzazione ritengo vi siano alcune candidature eccellenti, non sono poi con quali chances di nomina poi… Michele Santoro, Giovanni Minoli (un grandissimo, ecco una figura di qualità della prima Repubblica), Poi fra i candidati c’è “di tutto, di più” slogan riferito proprio alla Rai.  Gli editori di private (competentissimi a parer mio): Sandro Parenzo e Paolo Pagliaro, Ma anche Vito Molinari, regista storico della Rai, uno dei padri della televisione italiana.  Docenti universitari, imprenditori, “trombati alle elezioni politiche” (di tutti gli schieramenti…) fra i quali spicca l’ex Iena Dino Giarrusso.   Non mancano nomi noti quali Fabrizio Del Noce, già inviato speciale Rai, direttore di Rai1 e di Rai Fiction, parlamentare di Forza Italia e direttore della Reggia di Venaria. Aldo Forbice, Eugenio De Paoli (ex Rai Sport), Piero Vigorelli, l’ex dg del Censis Giuseppe Roma, l’ex assessore alla cultura del Comune di Roma Flavia Barca, l’ex deutata Nunzia De Girolamo.

Ma non mancano gli illustri “Carneadi” incompetenti, oggi mi sono divertito a leggere alcuni curriculum…  Sono tantissimi e mi hanno fatto sorridere (divertente leggere i loro curriculum, più divertenti dei film comici) ad esempio vi è chi ne propio curriculum elenca una serie (poche) di consulenze publiche su “come vincere lo stress” o l’essere stato nominato Presidente di seggio, o, ancora incarichi nel sottobosco politico….

Il rinnovo dei vertici della tv pubblica è uno dei primi banchi di prova del giallo-verde guidato dal premier Giuseppe Conte.

 

 

 

Tra gli esperti di mass media si segnala il nome di Francesco Siliato; tra i professionisti che si sono occupati della Rai gli ex commissari Agcom Giuseppe Sangiorgi e Enzo Savarese o l’ex responsabile del servizio giuridico dell’Autorità Maurizio Mensi. Puntano al cda anche Remigio Del Grosso, nel Consiglio nazionale degli utenti e nel Comitato media-minori, e Maria Rita Munizzi che ha presieduto il Moige.

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