La cultura piange la scomparsa di Raffaello Bertoli, ultimo giornalista con la penna d’oca

La cultura piange la scomparsa di Raffaello Bertoli, ultimo giornalista con la penna d’oca

raffaello bertoli

Raffaello Bertoli (1933-2017) è morto nel mese più caldo all’età di ottantaquattro anni a Marina di Pietrasanta. La Versilia, e non solo, perde un pezzo della sua memoria. Una figura di assoluto rilievo, la sua, come testimonia anche il fatto che è stato per dieci anni presidente del prestigioso Premio Nazionale di Poesia Giosuè Carducci ed ideatore e presidente del premio Catarsini dal 2003. Uomo di letteratura, superbo poeta innanzitutto, ma anche molto altro. Bravissimo scrittore, abilissimo giornalista, esperto d’arte è stato un protagonista della cultura e della vita pubblica versiliese. Un conversatore gagliardo, vivace, un uomo di passioni con la memoria ferma. Del periodo d’oro raccontava:  “In quegli anni la Versilia era la meta privilegiata del settanta per cento dei grandi scrittori, pittori e scultori e si registrava una forte presenza di artisti tedeschi a Forte dei Marmi e inglesi a Viareggio. All’inizio del Novecento il mare non era una meta solo per la balneazione, ma aveva uno scopo curativo, infatti l’acqua limpida era indicata per la cura delle malattie della pelle e si diceva per la fecondità della donna. Forte Dei Marmi all’epoca era un “tribù” tedesca con artisti come Rudolf HildebrandArnold BoclinThomas Mann. Negli anni d’oro la Versilia era famosa anche per il caffè “Quarto Platano”, dove in estate si ritrovavano ai tavoli sotto l’ombra dei platani i migliori intellettuali ed esponenti del mondo dell’arte e della cultura come CarràMontaleCicognaniSacchetti, De Robertis, De Grada, Pea e Papini. Forte dei Marmi con le sue belle ville era al centro di una vita “limpida” e “pulita”, dove tutti si salutavamo e si conversava. Da adolescente, ancora prima di frequentare il liceo, partecipavo a quegli incontri che furono la mia Università e il mio master. Di quegli anni felici, dove la gente in estate viveva sul mare e non un “mordi e fuggi” come oggi, si ricorda anche la vita notturna con i locali  storici come “La Capannina” e la “Bussola,” con le loro orchestre e i personaggi celebri spesso al centro del gossip di allora, come il flirt di Virginia Agnelli con Curzio Malaparte.” 

La vita di Raffaello Bertoli, oltre che dalla intensa e profonda attività culturale, è stata contrassegnata anche dall’impegno politico. Gli anni sessanta in particolare lo videro, con le idee focose, tra i protagonisti della destra versiliese. Per la carta stampata fu giornalista con la Nazione di Firenze e il Tirreno di Livorno, dal 1960 al 1995 ed inviato per la terza pagina della Stampa, del Gazzettino, del Giornale di Montanelli e, infine, della Gazzetta di Parma, occupandosi di arte figurativa e letteratura. Collaborò alle riviste Illustrazione italiana, Grazia, Epoca. Pubblicò oltre a raccolte di poesie, di racconti, pamphlets letterari e di costume, libri di cucina e gialli. Con l’avvento delle prime televisioni locali collaborò a con Televersilia di Viareggio (1975) e poi con Tele Ciocco (1976) dei Marcucci per una serie di trasmissioni di costume trasmesse in cinque regioni d’Italia. Epica la sua frase introduttiva al servizio: “Siamo quì intertervenuti…”. Nei primi anni ’80 a Viareggio collaborò con Il Giornale della Versilia con una pagina firmata con lo pseudonimo “Bertoldo” e poi fu caporedattore della mitica redazione de Il Libeccio di Aldo Valleroni composta da giornalisti che non ci sono più: Luciano Marcucci, Egisto Malfatti, Ugo Mucci ed in cui anche chi scrive lavorava come segretario di redazione. Lo ricordo con affetto in questo scritto e lo rivedo impeccabile con il suo grande fiocco, la penna d’oca con il calamaio ed il gufetto sulla scrivania a chiosare i miei primi pezzi con espressioni che toccavano le corde del sentimento. Meritava rammentarlo, sono passati trentacinque anni e sembrano ieri. (Ruggero Righini)

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