Rtsi Radiotelevisione della Svizzera Italiana

RTSI RADIOTELEVISIONE DELLA SVIZZERA ITALIANA

di Massimo Emanuelli

LOGO RTSI SVIZZERA ITALIANARTSI è la sigla della Radiotelevisione della Svizzera Italiana. Costituita nel 1956 sulla base delle strutture e dell’esperienza della preesistente emittente radiofonica, ha iniziato le sue trasmissioni da Lugano con 6-7 ore di programmazione alla settimana. Alcuni programmi in lingua italiana iniziano ad essere trasmessi già nel 1958, ma solo nel 1961 nasce ufficialmente la Tsi (Televisione della Svizzera Italiana) emittente nazionale che fa capo alla Srg Ssr idèe Suisse, la Società Svizzera di Radiotelevisione, ovvero il Servizio pubblico svizzero. Nel 1963 il primo contatto con gli italiani, quell’anno – scrive Pino Frisoli nel libro LA TV NELLO SPORT – in occasione della finale di Coppa dei Campioni fra il Milan e il Benfica giocata a Wembley, viene segnalato un esodo di italiani verso la zona di Chiasso, per assistere alla partita in diretta, negata dalla Rai per l’orario pomeridiano dell’incontro.

RADIOTELEVISIONE DELLA SVIZZERA ITALIANAI programmi della Rtsi iniziano ad essere ricevuti in terra italiane nelle zone limitrofe alla Confederazione Elvetica fra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Nel 1967 iniziano le trasmissioni a colori con il sistema Pal, all’inizio degli anni ’70 la TSI è vista nel nord Italia e in altre zone della penisola. Nel 1973 la tv della Svizzera italiana registra 70.000 abbonati che pagano un canone annuo di circa 25.000 lire dell’epoca, nel 1976 la TSI si è trasferita nel centro televisivo di Comano, dotato di impianti fra i più moderni d’Europa. Fra i personaggi e i programmi cult della televisione svizzera ricordiamo: il gatto Arturo, Mascia Cantoni (arrivata alla TSI come segretaria e diventata grazie al suo talento il volto più noto dell’emittente), SCACCIAPENSIERI (cartoni animati in onda il sabato dopo le estrazioni del lotto), Febo ContiEnzo Tortora, Alberto Anelli, Walter Valdi, Giulio Marchetti, CAMPO CONTRO CAMPO (gioco per ragazzi condotto da Toni Martucci), Mike Bongiorno (col programma PERSONAGGI IN FIERA) tutti esiliati dalla Rai, e la replica de I PROMESSI SPOSI di Sandro Bolchi, acquisita dalla Rai, anche il telegiornale era particolarmente seguito, al fine di scovare notizie nascoste dalla Rai, inoltre il tg si della Tsi si distinse nel raccontare i fatti italiani in modo diverso da quello paludato ed ufficioso degli allora due tg esistenti in Rai.  Durante gli anni ’70 la televisione della Svizzera Italiana è una sorta di terzo canale (Rai 3 non esisteva ancora) per gli oltre tre milioni di telespettatori italiani che la ricevevano. Fra gli altri programmi mandati in onda  ricordo la rubrica di approfondimento Il regionale (rassegna di avvenimenti), La domenica sportivaUn’ora per voi (settimanale per i lavoratori italiani), Tele Rama (settimanale del tg), Telescuola, cartoni animati, la rubrica per i consumatori A conti fatti, il settimanale di informazione Reporter. E, ancora, il meteo infallibile, ricercati documentari e film in anteprima.  La Tsi viene vista in Italia grazie al lavoro di alcuni ripetitoristi che troveremo poi nella storia delle tv private: Angelo Saltarin con la sua Studio 74 di Modena ed altre emittenti.

Con l’avvento delle televisioni private la televisione svizzera va in crisi, negli anni ’80, dopo avere tentato un esperimento di coproduzione con la Rete4 mondadoriana (FILM STORY a cura di Enzo Biagi), unico esperimento di coproduzione con un’emittente italiana, la TSI non è nemmeno più captata in tutta Italia.  La televisione della Svizzera italiana torna ad irradiare le proprie trasmissioni nella seconda metà degli anni ’90, ma con scarso seguito causato dalla sua programmazione anticonformista: niente talk-show urlati, poco varietà, molti programmi istruttivi e per ragazzi. Nel 1988 va in onda la prima serie di La roda la gira, sceneggiato cult della Tsi, secondo Aldo Grasso “la risposta ticinese a Radici, Dallas, Dynasty, ma anche quello che poteva essere L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi se solo la Rai avesse deciso di serializzarlo, trasformandolo in una grande epopea”. La roda la gira – sempre secondo Grasso –  è infine la versione contegnosa della saga dei Legnanesi, e quello che non potrà mai essere Un posto al sole, format troppo astratto e sradicato. Recitata in dialetto, La roda la gira, è ambientata in un piccolo paese, racconta gioie e dolori di una famiglia ticinese dalla vita contadina del dopoguerra ai neoricchi, un vero esempio di filosofia federalista, ha come filosofia di fondo il motto: “lavorare, lavorare, lavorare”.  I protagonisti sono Pepp (Yor Milano), sua moglie (Leonia Rezzonico), sua madre (Sandra Zanchi), il nonno (Raniero Gonnella), altri interpreti Mariuccia Medici (una delle massime esperte di vernacolo ticinese), Quirino Rossi, Annamaria Mion, Sergio Filipini, Silly Togni e Paolo Ferrari.

La televisione della Svizzera italiana rappresenta una possibilità in più per il pubblico del Nord Italia, un’alternativa piacevole alle reti generaliste italiane. La Ssr è responsabile della produzione e distribuzione in tutta la Svizzera di programmi radiofonici e televisiva che hanno l’obiettivo “tutelare e promuovere i valori culturali del Paese e contribuire alla formazione dell’opinione e dello svago del pubblico”. Le aziende radiotelevisive delle regioni linguistiche svizzere fanno capo alla Ssr, come la Corsi, la Società Cooperativa per la Radiotelevisione nella Svizzera Italiana, che produce e diffonde i programmi radiofonici e televisivi attraverso la Rsse, radiotelevisione svizzera di lingua italiana. La Rse comprende la radio (Rse) con tre canali, e la televisione, la Tsi appunto. Due canali Ts1, una rete generalista, e Tsi2 nata nel 1997, che completa l’offerto con lo sport e programmi dedicati a pubblici differenti. La Tsi è la parte che non c’è più della tv italiana, della Rai in particolare. E’ la tv abbarbicata al territorio, tenacemente difesa, all’interno della Confederazione, del suo essere minoranza linguistica: è ancora tv delle origini, scossa da format mondiali, ma, nello stesso tempo, orgogliosa dei propri allestimenti, magari in dialetto. “E’ per questa funzione speciale, pluridimensionale, che la Ssr percepisce il canone. Evitiamo la sorte che è toccata agli indiani Navajo. Guillame Chenevere, l’ex direttore della Television Suisse Romande, in visita a una riserva indiana nel Nuovo Messico, chiese al vecchio capo che cosa caratterizzasse l’identità del suo popolo. Il vecchio scrutò lo straniero e dopo una lunga pausa disse: “non abbiamo un’identità, non abbiamo una televisione.” Questo mirabile aneddoto conclude la relazione che Armin Walben, direttore generale della Srg Ssr Idèe Suisse, ha fatto all’assemblea generale della Corsi il 15 giugno 2002. Alla fine del 2001, quando due emittenti regionali commerciali, Tele24 e Tv3, chiusero i battenti, si scatenò una violenta polemica contro la Tv di Stato, accusata di fagocitare tutte le risorse pubblicitarie e di non lasciare spazio alla nascita del mercato libero. Così è toccato al massimo dirigente spiegare come la televisione svizzera possieda solo il 50% del mercato (l’altra metà è occupata dalle tv straniere che “entrano” nel Paese) e come, in simili condizioni di ristrettezza, non sia possibile aprire a nuove iniziative commerciali.

La tv della Svizzera italiana è ancora legata al territorio, tenacemente in difesa, all’interno della Confederazione. del suo essere minoranza linguistica: è ancora tv delle origini, scossa dai format mondiali, ma, nello stesso tempo, orgogliosa dei suo allestimenti, magari in dialetto. Fra i programmi andati in onda in questi ultimi anni film di alta qualità (tutti classici entrati a pieno diritto nella storia del cinema), documentari, telefilm, cartoni animati, il telegiornale Il quotidiano, il tg Il Regionale, e vari Tg Flash, la Santa Messa, rubriche sportive. Fra i programmi autoprodotti: La compagnia bella! programma contenitore domenicale condotto da Carla Norghauer, l’anti-letterina; Controluce di Michele Fazioli (il direttore del telegiornale) settimanale di approfondimento, in onda la domenica alle 19,15, con ospiti di prestigio e con vari temi affrontati, temi di non facile interpretazione;  Televisiti, una rivisitazione della cineteca della Tsi;  teatro vernacolare.

La Tsi si può considerare una tv locale: ha un bacino di utenza inferiore a quello della Lombardia. I dati Auditel 2005 registrano 342.250 telespettatori nel giorno medio.

Il 24 luglio 2006 alle ore 12,45 il segnale analogico della tv svizzera viene spento definitivamente. L’Unione Europea ha deciso che bisogna passare dalle trasmissioni via etere a quelle in analogico e la tv svizzera, con la propria puntualità, ha anticipato tutti. Per vederla ora bisognerà comprare un decoder digitale terrestre,

La Tv Svizzera dal luglio 2006 non è più ricevibile sul terrestre ora la si può vedere sul digitale. La tv della Svizzera italiana è stata, prima dell’avvento delle tv via cavo, l’unica alternativa al monopolio Rai.  Riportiamo un articolo di Gigi Vesigna dell’inizio degli anni ’70 nel quale veniva presentata l’emittente.

Un colloquio con il vice-direttore dell’emittente Marco Blaser, la presentazione dei programmi e delle “signorine buonasera”: Graziella Antonioli, Daniela Grigione, Igea Bottani, Maria Broabbent.

 

STASERA GUARDIAMO LA TV SVIZZERA

di Gigi Vesigna

(tratto da Tv Sorrisi e Canzoni – 14 marzo 1973 )

1973 COPERTINA SORRISI COME VEDERE LA TV SVIZZERA VEDI

Tele Lugano ha ormai due milioni e mezzo di spettatori italiani ai quali offre “gratuitamente” cronache imparziali, dibattiti veramente liberi, buoni film e persino trasmissioni a colori. Lo spirito di iniziativa sostituisce il divismo e una saggia amministrazione fa chiudere i bilanci in attivo.

Il “tradimento” si consuma sempre più spesso nell’Italia del nord, in Lombardia e in Piemonte: “stasera prendo la Svizzera”. Almeno 700.000 famiglie italiane, due milioni e mezzo di persone, sono in grado di ignorare la Rai-Tv.  Basta un’antenna adatta, basta girare una manopola per dimenticare il menù dei cuochi romani, per dimenticare certi personaggi venuti a noia, certi atteggiamenti di commentatori e telecronisti che si sentono obbligati ad assumere il volto della tragedia o dell’allegria, certi film decrepiti. I più fortunati della schiera di utenti clandestini possono anche dire agli amici: “ho la televisione a colori”. Sono circa 100.000 e possiedono un apparecchio appositamente attrezzato. Ottimisti sperano nel colore italiano, e accettano ora di buon grado quello della Svizzera. Dunque esiste un terzo canale, e per seguirne i programmi non c’è bisogno di spendere denaro: è l’omaggio di una piccola stazione televisiva che ha un numero esiguo di teleabbonati, per ragioni geografiche, ma si rivolge ad una grande platea d’oltre confine. Forse molti italiani pagherebbero volentieri anche il canone, se non altro per gratitudine. Si può essere davvero grati a una tv che riesce a mandare in onda un telegiornale che dura soltanto 15 minuti e che informa tralasciando i “si dice” e i “si crede”, offrendo immagini e non chiacchiere, cronaca e non commenti pilotati a seconda del mutare dei venti. Le notizie vengono date subito, perché nessun funzionario è costretto ad escogitare formule che siano comunque gradite, che siano annacquate quanto basta, che dicano e non dicano.  Arriva la notizia e la notizia viene diffusa. Tutto qui. Sembra facile, ma non lo è. Specialmente per chi non ha ancora assimilato due concetti fondamentali, e cioè: la tv deve essere immediata e dinamica: un corollario dell’informazione scritta. Abbiamo dato la precedenza al telegiornale perché mette a fuoco l’orientamento della tv di Lugano: civiltà e tradizione consentono di avere fiducia nella maturità del pubblico. Un pubblico che non va cloroformizzato, ma invitato a giudicare e commentare. Il Consiglio federale elvetico lascia ampio margine di iniziativa alle tre emittenti regionali (italiana, romanda e tedesca) e la sua sorveglianza si limita a garantire il rispetto dell’articolo 13 dello Statuto: “informazione, effettiva, completa e rapida;  giusto rilievo alle trasmissioni culturali e di evasione, impegno costante per rafforzare l’unione nazionale e la comprensione internazionale”.  In apparenza, niente di nuovo: qualsiasi televisione si prefigge ufficialmente questi stessi obiettivi. Quella svizzera, però, ha il privilegio di raggiungerli, e di rispettare gli impegni. Esempi recenti: tentativo di guerriglia a Milano in un sabato tragico del marzo 1972  Il telegiornale della Svizzera italiana è stato in grado non solo di raccontare i fatti reali, ma di mostrare, in mancanza di un filmato, alcune telefoto che gli utenti della Rai non hanno visto. Quel giorno, per capire esattamente che cosa fosse avvenuto nella loro città, i milanesi hanno insomma dovuto “chiederlo” alla tv di Lugano. In quanto a tempestività ed imparzialità, le cose non sono mutate per il caso Feltrinelli. Del resto, su dieci italiani interrogati, sei hanno dato la preferenza al telegiornale svizzero delle 20,20 (gli altri vanno in onda alle 19,05 e alle 23,05), affermando che “non fa perdere tempo ed offre un panorama esauriente. Poi è semplice: un solo giornalista in studio e molti filmati con voci fuori campo. Alto gradimento anche per i film, lo sport e i dibattiti. La sede per il telegiornale in tre lingue è a Zurigo: si alterna il cronista di turno davanti alle telecamere, varia il commento per esigenze regionali, ma restano immutate le immagini. Il collegamento e la collaborazione fra le varie sedi sono strettissime: ogni settimana si svolge un “vertice” telefonico fra i responsabili, si decide sui programmi e sui servizi. Lugano, come Zurigo e Ginevra, ha ogni giorno la sua rubrica, IL REGIONALE, che ospita anche la cronaca minima, che da risalto al folcklore, che racconta i fatti di cui la gente parla: il più bravo della classe, le nozze d’oro, il ciclista promettente. Per ora la Svizzera non è in grado di diffondere simultaneamente i telegiornali in lingua italiana, tedesca e francese, ma entro il 1975 questo problema verrà risolto e il telegiornale sarà a colori.

“Non abbiamo i mezzi, l’opulenza di altre televisioni; siamo modesti, ma ci sentiamo giovani ed anche allegri. Non è mica un dramma informare e divertire il pubblico”. Marco Blaser, 36 anni, vice direttore, è un po’ il simbolo di questa “azienda” a carattere famigliare, con un’amministrazione che non sgarra, dove si stenta ancora a credere in un successo sempre crescente oltre confine: “Indubbiamente – dice Blaser – siamo una rarità. Ci rivolgiamo a 60.000 teleabbonati che è pur sempre un record, ma abbiamo due milioni e mezzo di spettatori in Italia. Non tutte le sere, naturalmente, sarebbe troppo bello.”

E quanti siete, per servire tutto questo pubblico?

”Dal direttore Franco Marazzi, che è un giovane pioniere, all’ultimo fattorino, 301 persone, con una trentina di collaboratori esterni. Porte aperte, anzi spalancate, agli ospiti italiani, in tutti i campi”.

Viene da pensare che il solo Centro della Rai-Tv di Milano conta 1546 dipendenti, per non parlare della direzione generale a Roma. E i vostri bilanci? Quali sono i vostri deficit?

Prima della risposta una franca risata: “da queste parti la parola deficit non è di moda. Qualche anno fa, le tre emittenti si trovarono con un disavanzo globale di circa 10 milioni di lire e fu quasi un dramma. Per quanto riguarda Lugano, posso parlare del bilancio al dicembre 1970. Avevamo a disposizione 17 milioni di franchi (2 miliardi e 500 milioni di lire) e abbiamo chiuso con un attivo di 21.000 franchi (3.150.000 lire). Noi parliamo di bilanci effettivi, non fittizi, queste cifre riguardano soltanto le spese per i programmi” opportuna precisazione, anche perché è difficile a comprendere, per esempio, quale sia il reale bilancio della Rai-Tv.

Il vice direttore non può rimanere a lungo dietro la sua scrivania. Deve curare una rubrica di INCONTRI, deve controllare il montaggio di uno spettacolo, deve seguire una registrazione, deve parlare con le sue annunciatrici, con l’amministratore, con le altre sedi, con tutti. Un po’ in italiano, un po’ in francese e un po’ in tedesco. Casa e bottega, le due palazzine della tv e della radio e, accanto, un edificio di nove piani quasi tutto affittato per ospitare gli uffici. L’unico studio in grado di diffondere dal vivo è piccolo, a misura circa 140 metri quadrati. Un altro, leggermente più ampio, è a Lugano-Paradiso, vi si registrano le commedie, una al mese, e gli spettacoli di maggior respiro. Nello studio di Lugano si fa l’attualità, compresi i dibattiti che sono quasi tutti in diretta. Quando Marco Blaser ripete con naturalezza “dibattiti in diretta” nasce il dubbio di aver compreso male. Invece è proprio così. Anche i dibattiti politici – cui partecipano molti esponenti italiani di ogni tendenza, compresa Rossana Rossanda del MANIFESTO – vengono mandati in onda senza particolari preparazioni e accordi, senza timori, si ha fiducia nella dignità di chi parla e nella capacità critica di chi ascolta. “La censura da noi non esiste. Lo si può affermare senza tema di smentite” conclude Marco Blaser.

Adesso tocca al capo ufficio stampa Franco Orsi, giovane anche lui, svelarci gli altri successi di Tele Lugano: “segreti non ce ne sono – dice – prevale semmai il buon senso. I nostri programmi tengono conto dell’Italia che ci segue.  Agli italiani piacciono i film perché sono relativamente più recenti di quelli scelti dalla Rai-Tv, inoltre vanno aumentando gli spettatori che possono vederli a colori. Piace lo sport perché, specialmente in campo internazionale, è quasi tutto in diretta, cioè immediato. Sono apprezzate le commedie, che hanno quasi sempre attori italiani, con nostri registi o registi italiani; durano poco e sono semplici, come i telefilm. Acquistiamo anche da voi produzioni importanti, come GLI ATTI DEGLI APOSTOLI di Rossellini. Non è una novità, ma noi possiamo mandarla in onda a colori. La nostra forza è il colore: 18-19 ore settimanali su 55”.  Anche la pubblicità è una forza. Le ditte italiane sanno che costa meno, ha una “confezione” più elementare (cartoni animati o immagini di vita reale catturate per strada) e poi è per il 95% a colori. “Però abbiamo delle regole precise anche in fatto di pubblicità – precisa Franco Orsi – solo venti minuti quotidiani divisi in quattro fasce d’ascolto, esclusi la domenica e i giorni festivi, non si possono reclamizzare prodotti alcolici, medicinali di ogni tipo e sigarette. Alla radio la pubblicità è addirittura bandita. Noi invece dobbiamo fare tesoro, amministrativamente, delle entrate pubblicitarie e del canone di abbonamento che è praticamente della stessa entità di quello italiano, cioè di 12.000 lire. Siamo un’azienda, come un’azienda, le Poste, cui è affidato l’esercizio della televisione, bisogna che ogni ingranaggio funzioni, altrimenti è il fallimento.

E i vostri divi?  Un’azienda non ha divi. Noi, comunque, non possiamo permetterceli. Ci sono però volti popolari e ottimi professionisti, come la fedelissima Mascia Cantoni, ben conosciuta anche in Italia, che è il Mike Bongiorno in gonnella e guida adesso il QUIZ AL VOLANTE del lunedì sera. Puntiamo poi sui giornalisti e sui presentatori molto famigliari, non escluso Corrado, il quale ci da una mano nel rivolgerci agli immigrati italiani nella rubrica bisetteminale UN’ORA PER VOI. I ticinesi conoscono bene lo stesso Blaser, Ezio Guidi, l’uomo dello sport, Giuseppe Albertini, Siro Kung, Leandro Manfrini, Gianna Pettenghi, Ivana Monti, Joyce Rattacini, Dudu Gobba, Rosemary Lenzi.  Sanno fare di tutto, devono fare di tutto.  Per evitare il divismo, diamo poco spazio, per esempio, alla musica leggera. E? una scelta dettata anche dalla mancanza di grandi studi, facciamo eccezione per le manifestazioni a carattere internazionale. Comunque gli artisti e i cantanti italiani sono al primo posto. Mandiamo in onda un solo concerto sinfonico alla settimana; riteniamo che non sia un genere televisivo.  Con la musica seria è meglio abbondare in campo radiofonico. Largo spazio, invece, viene riservato alle trasmissioni culturali: per esempio, i pittori e le loro opere sono presentati con l’insostituibile ausilio del colore.

Certamente quelle di Lugano sono scelte coraggiose. Il pubblico locale le accetta. Gli svizzeri – siano pure della Svizzera italiana – scrivono poco, acconsentono tacendo. In compenso arrivano lettere di plauso dall’Italia.  Molte cose cambieranno in meglio fra tre anni. E’ già in costruzione un grande studio a Lugano-Comano: si potranno organizzare spettacoli di maggior impegno, si darà più rilievo al varietà, alle commedie fatte in casa. Ma una lunga strada è già stata percorsa; la tv di Lugano è nata povera in una vecchia rimessa per i tram. Dal 1958 si è conquistata, anno per anno, una vasta platea e nel 1969 ha potuto dare il via ai primi programmi a colori. Adesso prospera. Non dimentichiamoci le quattro annunciatrici, le quattro “signorine buonasera”.  Sono impegnato per molte ore e guadagnano poco: la metà delle colleghe italiane, per arrotondare lo stipendio svolgono altre mansioni negli uffici.  Certo, in un’azienda, bisogna darsi da fare, specialmente in un’azienda che chiude i bilanci in attivo e non conosce parassiti.

AUGURI TSI

di Pino Frisoli

RADIOTELEVISIONE DELLA SVIZZERA ITALIANALa Televisione della Svizzera Italiana compie 50 anni. E’ nata infatti il 18 giugno 1958. Protagonista di quella prima storica serata e delle fasi immediatamente successive fu un piccolo gruppo composto da Franco Marazzi, responsabile, Marco Blaser, Dario Bertoni, Rinaldo Giambonini, Enzo Regusci, Giovanni Mozzanico e Caterina Bauen. Zurigo fu la sede della TSI per i primi tre anni poi, nel 1961, il trasferimento a Lugano, nella vecchia rimessa dei tram di Paradiso.
E’ una ricorrenza che merita di essere ricordata, perché la Televisione della Svizzera Italiana ha avuto una grande popolarità in Italia negli anni Settanta e ha introdotto il colore molto prima della Rai, ufficialmente già dal 1° ottobre 1968. Per la TSI hanno lavorato, solo per fare qualche nome, Mike Bongiorno (“Personaggi in fiera”, primo quiz a colori del grande Mike nel 1975), Corrado (“Un’ora per voi”), Enzo Tortora (“Identiquiz”, “I cari bugiardi”), Mina (“Il calderone”, primo quiz a colori della Tsi nel 1970).
Tanto anche lo sport. Giuseppe Albertini, il telecronista più conosciuto, ha lavorato anche con la Rai e in seguito con Canale 5, dove ha commentato il Mundialito in Uruguay e la finale di Coppa Intercontinentale Juventus-Argentinos Juniors, ma bisogna ricordare anche Gianni Bolzani (tennis), Bruno Rezzonico (tennis e basket), Giampaolo Foletti (Formula 1 e motori), Ezio Guidi (conduttore, tra l’altro, di «Giochi senza frontiere»), Libàno Zanolari (atletica), e Sergio Ostinelli (calcio), questi ultimi tre ancora attivi. Oltre al calcio svizzero e a qualche immagine di calcio tedesco e inglese, il mercoledì c’era il trionfo del calcio internazionale con le coppe europee, soprattutto nelle fasi finali. La Rai non poteva mostrare nemmeno le partite delle italiane, mentre sulla TSI, ad esempio, si poteva seguire in diretta, nel marzo 1973, andata e ritorno di Ajax-Bayern, grande sfida tra le squadre che dal 1971 al 1976 domineranno l’Europa trascinate dagli assi Cruijff e Beckenbauer. Immancabile, poi, in un sabato pomeriggio di maggio, la finale di Coppa d’Inghilterra, evento totalmente ignorato dalla Rai. E per il ciclismo tutto il Tour de France, la Formula 1 e tanto, tanto hockey su ghiaccio, popolarissimo in Svizzera. Poi, a fine anni Settanta, con la crescita delle tv locali in Italia, pian piano la TSI è tornata nei suoi confini lasciando tanti bei ricordi e tanti rimpianti. Siamo in tanti a rivolere un suo ritorno nei confini italiani. Oggi i due canali TSI1 e TSI2 hanno una programmazione di qualità, senza reality e altra spazzatura televisiva e sullo sport posso dire che i loro telecronisti sono molto bravi e competenti, come riconosciuto anche da autorevoli colleghi, senza ricorrere a quelle fastidiose urla che hanno reso famosi alcuni telecronisti di pay-tv. Oltre ai già citati Sergio Ostinelli e Libàno Zanolari, il calcio è affidato ad Armando Ceroni e Aramis Dozio.
Anche le loro rubriche sportive sono piacevoli da seguire, come la “Domenica sportiva” e gli speciali Champions League. Spiace che il pubblico italiano non possa apprezzare queste produzioni così ben realizzate.
In un filmato del 1976 Marco Blaser presenta Mina nella sua ultima uscita come ospite in Tv. Una curiosità che ho appreso dallo stesso Marco Blaser: Mina non è a Roma, come annunciato, ma negli studi televisivi della TSI, a poche centinaia di metri dal Palacongressi di Lugano dove si teneva la serata.

Salve,

vorrei segnalarvi che in Lombardia e precisamente nelle province di Bergamo, parte di Brescia , Milano e Cremona la TSI è ricevibile da più di 3 anni nel programma digitale di Videostar di Treviglio unitamente a TeleCapodistria .

Saluti
Manuel

Grazie per la segnalazione.

La storia della Radio privata in Svizzer

All’inizio vi era la ribellione. Le prime emittenti locali erano stazioni pirata. Sperimentavano alla ricerca di una radio creativa, lontana dal controllo statale e senza intenti commerciali“, ha ricordato recentemente il ministro delle comunicazioni Moritz Leuenberger nel corso del congresso Radioday del 2008, dedicato al 25esimo anniversario.

Le radio pubbliche hanno approfittato molto dell’arrivo delle stazioni private: sono state costrette ad adeguarsi e a compiere grandi progressi. E poi sono stati scoperti i giovani: fino ad allora i giovani non esistevano nel mondo radiofonico svizzero“, ammette lo stesso direttore generale della SRG SSR idée suisse, Armin Walpen.

25 anni fa si sperava che le radio private avrebbero rafforzato la diversità dell’informazione regionale, ravvivando il dibattito politico e culturale. Oggi si denota invece un’uniformazione dell’offerta. Invece di programmi d’informazione, si sentono quasi ovunque gli stessi giochetti telefonici, le stesse chiacchiere senza interesse, la stessa musica generata da computer“, un quarto di secolo dopo, Moritz Leuenberger trae però un bilancio piuttosto grigio del panorama radiofonico.

Ho deciso di tornare, dopo aver costatato che le emittenti private hanno ormai perso lo spirito di un tempo e si sono sviluppate soltanto verso il basso. Voglio quindi dimostrare che è ancora possibile fare una radio con ampi spazi informativi, dibattiti critici e un profilo più chiaro per un pubblico non solo giovanile”, afferma il pioniere svizzero della radio FM Roger Schawinski, che nel 2001 aveva abbandonato le sue attività in Svizzera, vendendo le sue emittenti mentre ora ha inoltrato tre domande.

In Svizzera, i primi tentativi di rompere il monopolio radiofonico della SRG SSR idée suisse, l’azienda pubblica nazionale, risalgono alla fine degli anni ’70. Erano gli anni dei movimenti di contestazione e le prime emittenti clandestine servivano, tra l’altro, a lanciare appelli a raduni e manifestazioni giovanili. Nonostante le pressioni delle autorità svizzere e gli interventi della polizia italiana, il giornalista ribelle Roger Schawinski diffondeva i programmi di Radio 24 dal Pizzo Groppera, in Italia, verso la regione di Zurigo. La liberalizzazione dell’etere suscitava non poche paure in Svizzera. Si temeva l’avvento di strumenti d’informazione incontrollabili. E si temeva un indebolimento della SSR, chiamata non solo a garantire il servizio pubblico, ma anche a favorire la coesione nazionale in un paese di 4 lingue e culture diverse. Ma, come quasi ovunque in Europa, l’era del monopolio radiotelevisivo era ormai giunto agli sgoccioli. Così nel 1983 il governo accordava le prime concessioni ad una trentina di stazioni private. L’arrivo delle nuove emittenti ha permesso di rinnovare l’offerta radiofonica, caratterizzata allora da uno stile d’informazione estremamente rigido e da una programmazione musicale antiquata. Rispetto ad altri paesi europei, in questi 25 anni il panorama radiofonico è rimasto alquanto stabile in Svizzera: quasi tutte le emittenti private sono riuscite a tenersi a galla. Oggi detengono una fetta di mercato del 23%, contro il 64% delle reti della SRG SSR idée suisse. La lotta per la sopravvivenza è stata però piuttosto ardua. La maggior parte delle stazioni dispongono di un bacino di pubblico alquanto ristretto, dal momento che le concessioni autorizzano solo una diffusione locale. Il mercato pubblicitario non è mai veramente decollato: ancora oggi la radio assorbe solo il 4% della pubblicità. Molte emittenti, soprattutto nella Svizzera tedesca, sono finite così nelle mani di editori regionali o di gruppi stranieri. Per imporre un miglioramento della qualità, l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) ha fissato criteri più impegnativi per l’attribuzione delle nuove concessioni FM (le vecchie giungono a scadenza nel 2009). Le emittenti private dovranno tra l’altro potenziare i loro programmi informativi, offrendo una varietà di tematiche e di opinioni in campo politico, culturale, sociale ed economico. Solo le emittenti che soddisfano questi criteri, svolgendo una funzione di servizio pubblico locale, potranno ottenere un contributo proveniente dal canone radiotelevisivo. Un incentivo ora più che mai interessante: dal 2007, con la nuova legge radiotelevisiva la fetta del canone distribuita alla radio private è salita da 7 a 18 milioni di franchi all’anno. Per la prima volta dal 1983 le nuove concessioni sono state messe inoltre a concorso. Dopo anni di calma relativa, sulla scena radiofonica elvetica si è così riacceso un certo spirito di concorrenza. Nelle regioni più contese, in particolare quelle di Zurigo e del Lemano, diverse società si danno ancora battaglia per ottenere le ultime concessioni, che dovrebbero venir assegnate dall’Ufcom entro la fine dell’anno. Tre domande sono state inoltrate da Roger Schawinski, che nel 2001 aveva abbandonato le sue attività in Svizzera, vendendo le sue emittenti. In Svizzera le emittenti private hanno ottenuto le prime concessoni per la diffusione di programmi radiofonici a livello regionale o locale il 1° novembre 2003. Sulla scena radiofonica svizzera operano attualmente 49 radio private locali, di cui una decina non hanno scopi commerciali. In base alla nuova legge sulla radio e la televisione, entrata in vigore nel 2007, il 4% del canone radiofonico viene assegnato alle emittenti private (finora 1%). Circa 18 milioni di franchi (finora 7 milioni) vengono così distribuiti ogni anno alle emittenti locali che soddisfano i criteri stabiliti dalla legge per ottenere una concessione con partecipazione al canone. Oltre 1,1 miliardi di franchi del canone vengono attribuiti alla SRG SSR idée suisse, l’azienda incaricata di garantire il servizio pubblico, che dispone tra l’altro di 18 reti radiofoniche (sei in lingua tedesca, quattro in francese, tre in italiano, una in romancio, una in inglese e tre reti interamente musicali (classica, pop e jazz). Come previsto dalla nuova legge sulla radio e la televisione, per la prima volta dal 1983 le nuove concessioni per la diffusione su onde FM sono state messe a concorso. Nel luglio scorso, l’Ufficio federale delle comunicazioni ha già attribuito 27 delle 41 concessioni disponibili nelle 32 zone di diffusione stabilite dalle autorità. Le 14 concessioni rimanenti per le zone di diffusione contese da più radio candidate dovrebbero venir assegnate entro la fine dell’anno. I contributi provenienti dal canone radiotelevisivo verranno ripartiti tra 21 emittenti. Priorità è accordata alle stazioni che non hanno scopi commerciali o che operano in regioni periferiche o di montagna. (Ruggero Righini). Fonte: cfr. swissinfo, Armando Mombelli).

L’idea di mettere in rete (impresa titanica) la storia delle radio e delle televisioni locali nasce nel 2005 per iniziativa di Gigi Vesigna (giornalista, direttore storico di Tv Sorrisi e Canzoni), Massimo Emanuelli (docente e giornalista di Millecanali, pioniere della radiofonia), Maurizio Seymandi (giornalista e mitico conduttore di Superclassifica Show), Pino Callà (regista e produttore televisivo), Enzo De Mitri (giornalista, critico televisivo de La Notte, collaboratore di Gianfranco Funari).  L’avere vissuto da angolazioni diverse (carta stampata, radio e tv) il periodo pionieristico, l’avere visto nascere e crescere tante emittenti locali, l’avere conosciuto ed intervistato molti dei protagonisti, oltre agli archivi dei fondatori, rende agevole (anche se infinito) il lavoro dei nostri.  Con il passare dei mesi i fondatori vengono contattati da molti pionieri che forniscono ulteriori testimonianze, ricordi e materiale. Si uniscono al gruppo Massimiliano Marchi, Ruggero Righini, Gianfranco Guarnieri, Agostino Rosa ed altri.  Per ogni regione d’Italia viene individuata una memoria storica/corrispondente, aumenta il numero delle interviste mensili e dei contatti del portale. Nascono intanto (giustamente e citando la fonte) analoghe iniziative a livello regionale, con scambi di link e collaborazioni proficue (particolarmente interessante il lavoro di un altro pioniere, Massimo Lualdi).  Nel 2015 scompare Gigi Vesigna, in segno di lutto e di rispetto il sito non viene più aggiornato. Dopo un lungo periodo di silenzio i pionieri superstiti decidono di riattivare il sito (è in ristrutturazione, sarà aggiornato e rilanciato con nuova grafica su un nuovo dominio). Molto è ancora il materiale da pubblicare ed inserire, molte sono ancora le interviste da fare, pian piano accontenteremo tutti.  Al momento alcune schede vengono rilanciate su due blog

https://storiaradiotv.wordpress.com/ (radio)

https://massimoemanuelli.wordpress.com/ (tv ed interviste varie)

Gradualmente sarà inserito anche materiale audio e video del nostro archivio e materiale che i pionieri ci stanno inviando.

Purtroppo qualcuno nel frattempo aveva copiato l’intera linea editoriale del portale (e non solo gli articoli) senza ritegno e non rispettando il diritto d’autore dei collaboratori che vantano tantissimi anni di lavoro e ricerca (molti degli articoli erano usciti su testate nazionali). Già in passato avevamo fatto una causa (vinta) per la copiatura di alcune schede, ma copiare l’intera linea editoriale annunciando di copiare l’intero sito è a dir poco folle. Disponibili a collaborare con chiunque citi le fonti e ci proponga scambi e confronti, non possiamo però transigere con chi plagia pedissequamente. Tutti coloro che hanno ulteriori notizie o proposte farci scrivano alla mail storiaradiotv@tiscali.it provvederemo ad integrare le schede e a citare gli autori.

 RIPRODUZIONE RISERVATA. 

È vietata la riproduzione, anche parziale, e/o la diffusione dei testi e dei contenuti sonori e video di questo blog senza l’autorizzazione degli autori. Il blog è protetto dal diritto d’autore, chi ha cercato di non ottemperare a tali regole è già stato condannato con disposizione del Tribunale di Milano, con provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. R.G. 77235/05..  Vi occorre qualcosa?  Scrivete, specificando il vostro indirizzo e il motivo della richiesta. Mail: storiaradiotv@tiscali.it

Contattateci alla mail storiaradiotv@tiscali.it per fornirci ricordi e testimonianze, provvederemo a pubblicarle.

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