Gaetano Afeltra. (I ritratti milanesi di Massimo Emanuelli).

Dal 1999 al 2006 su L’Opinione delle Libertà e per un breve periodo su Il Giorno, Massimo Emanuelli ha curato ogni settimana la rubrica I ritratti milanesi, ricordi e interviste di alcuni grandi milanesi di nascita o di adozione, oltre duecento ritratti o interviste, alcuni di essi sono pubblicati sul libro Accadde a Milano, notizie, personaggi e sindaci dal dopoguerra ad oggi (1945/2001) uscito nel 2001 per i tipi della Greco & Greco Editori. Pubblicheremo su questo blog gradualmente i Ritratti milanesi di Emanuelli. 

GAETANO AFELTRA

di Massimo Emanuelli

(L’Opinione delle Libertà, 15/5/2001)

gaetano afeltraGaetano Afeltra, decano dei giornalisti italiani è nato ad Amalfi l’11 marzo 1915, il padre era segretario comunale. Afeltra sbarca a Milano (città di cui è innamoratissimo) nel 1937 ricco di entusiasmo, candore e fantasia. Afeltra arriva a Milano sulle tracce di suo fratello Cesare che, dopo avere lavorato a Il Giornale d’Italia dall’aprile 1926 era passato al Corriere della sera. Nel 1937, come racconta nel suo libro Corriere primo amore “con l’abito nuovo, caricato da mia madre, di raccomandazioni e santini, presi l’autobus delle cinque e alle sette montai in treno a Vietri sul Mare per il nord. Tutto il viaggio, che durava più di dodici ore, lo passai al finestrino. Finalmente vedevo l’Italia, capivo non solo quale era la sua geografia, ma anche la sua storia… Alla stazione di Milano c’era a ricevermi Cesare insieme con un giornalista, Mario Casalbore. Anche Cesare rientrava perfettamente nel mio ‘sogno milanese’. In lui, ai miei occhi, si realizzava tutto ciò a cui aspiravo: me lo vedevo bello come un Dio della giovinezza, elegante, pieno di soldi, fumava, andava nei ristoranti, conosceva gente famosa, aveva un’amante… Mio fratello mi indicava via via strade e monumenti, ad un certo punto disse: ‘Ecco questo è il Corriere: io lavoro in quella stanza lassù… Dalle finestre aperte usciva il ronzio delle lynotipe e la cicala intervallata per le chiamate dei fattorini. Poco più in la arrivammo a casa di Cesare in via San Marco, e in quella via, fino al 1975, conservai sempre una casa.”

Introdotto dal fratello Cesare nella compagnia dei suoi amici Afeltra conosce Marotta, Repaci, Sereni, Tofanelli, Gatto, Rebora, Vigorelli, Sinisgalli, Cantatore, Zavattini, Simoni e Vergani. Nel febbraio 1940 muore improvvisamente il fratello Cesare in conseguenza di un embolo dopo un intervento da nulla, fatto in ambulatorio, cui si era sottoposto una settimana prima. “La notizia mi arrivò per caso, mentre ero per strada, sfiorando un gruppetto di persone davanti al Teatro Trianon, in corso Vittorio Emanuele, sentii qualcuno che diceva ‘quel povero giornalista che è morto all’improvviso’. Quanti erano i giornalisti a Milano? Ma io sentii un brivido nella schiena, fui oscuramente certo che si trattava di mio fratello. Smarrito chiesi: “chi è?” ‘Cesare Afeltra’. La mia vita ebbe qui la sua seconda svolta. Avevo perso di colpo non solo un fratello amoroso, ma un protettore intelligente, una guida, un sostegno indispensabile.  Non mi restava più nulla. Soltanto la camera di Via San Marco. Dopo aver riportato Cesare ad Amalfi ed avere assistito al suo funerale tornai solo a Milano. Ma alla stazione c’erano gli amici di Cesare, ormai anche amici miei venuti ad accogliermi, perché quel ritorno sconsolato fosse meno triste. C’era con loro anche il professor Pini, uno dei medici più famosi di Milano. Questi amici rivolsero una specie di petizione all’Ente Risi perché io fossi assunto all’ufficio stampa al posto di mio fratello. Così avvenne. Il mio stipendio era di 1000 lire, ma io ne spedivo 500 a mia madre, come faceva Cesare. La camera in via San Marco mi costava 150 lire, per risparmiare mangiavo alla mensa del Circolo Ufficiali. Per arrotondare i miei guadagni scrivevo, saccheggiando i volumi e le collezioni dell’Ispi, articoletti per L’Ambrosiano, e li firmavo Omicron.  Quando un redattore de L’Ambrosiano venne richiamato alle armi Afeltra venne assunto al suo posto, era il 1942. L’Ambrosiano era un quotidiano del pomeriggio con certo carattere d’elite, aveva la testata stampata in rosso, vi comparivano firme come quelle di Leonardo Borgese, di Piovene, di Franci, di Carrà.  Qualche mese dopo Afeltra viene chiamato da Andrea Marchiori, l’onnipontente segretario di redazione del Corriere della Sera.  Nell’autunno del 1942 Afeltra viene ricevuto da Borrelli e assunto al Corriere.  “Era bello, alle quattro del mattino, uscire dal Corriere e vedere le prime vetture dei tram 25 e 26 correre per via San Marco. Via Montebello cominciava, a sinistra, con un negozio di droghiere, quello del signor Villa;  poi c’era un fruttivendolo di cui ricordo ancora le nature morte esposte in cesti e ripiani fin sulla strada; un parrucchiere, un cartolaio, un fornaio e un fiorista.  Dall’altra parte si succedevano una farmacia, un calzolaio, un macellaio, e infine la Chiesa Avventista. Tutti nella zona, negozianti, giornalaio, portiere, sapevano che io lavoravo al Corriere, e ciò mi aveva creato un alone di rispetto e considerazione.

Il 25 luglio 1943 Afeltra avrebbe dovuto cominciare il suo turno di vacanza il 7 agosto, però esita: “sentivo qualche cosa nell’aria e soprattutto mi dispiaceva che la partenza per Amalfi venisse interpretata come una fuga dalla “trincea di Milano”.  Non volevo far credere che scappavo, così rimandai. Se fossi partito per Amalfi, come dovevo, la caduta del regime e poi l’armistizio mi avrebbero isolato al sud. La mia vita sarebbe stata con ogni probabilità diversa”.

Nel 1946 Afeltra passa a dirigere il Corriere Lombardo, giornale nato dalle ceneri del vecchio Giornale Lombardo, organo del Pwb alleato, ove collaborano Edgardo Sogno, Giancarlo Vigorelli, Luigi Casagrande, Umberto Segre, Alessandro Pellegrini.  Pochi mesi dopo Afeltra passa a dirigere Milano-Sera, quotidiano del pomeriggio legato alla sinistra socialcomunista, anche se non strettamente dipendente. Aveva tre direttori politici: Mario Bonfantini, socialista, Alfonso Gatto ed Elio Vittorini, comunisti. Il giornale fin dai primi numeri non era piaciuto, appariva triste e troppo nero, venne subito ribattezzato Musocco-Sera dal nome del Cimitero Maggiore di Milano. Bisognava rimediare, Guido Mazzali parlò ad Afeltra con molta chiarezza e lo invitò ad assumerne la direzione: “Bonfantini, Gatto e Vittorini sono intellettuali ma non giornalisti, bisogna che tu ci dia una mano”.  E così ha inizio per Afeltra l’avventura di Milano-Sera, dirige giornalisti del calibro di Orio Vergani, Giovanni Guareschi, Giovanni Mosca, Paolo Murialdi, Antonio Ghirelli, Enzo Grazzini, Emilio De Martino, i commenti politici erano di Luigi Salvatorelli e di Leo Valiani. La pattuglia dei letterati era formata da nomi prestigiosi come Corrado Alvaro, Massimo Bontempelli, Vincenzo Cardarelli, Silvio D’Amico, Leo Longanesi, Giuseppe Marotta, Leonardo Sinisgalli, Oreste Del Buono, Carlo Bo, Luciano Anceschi ed Umberto Saba. Terminata l’avventura a Milano-Sera, dopo il referendum del 2 giugno 1946, Afeltra torna al Corriere. Dal 1954 Gaetano Afeltra dirige il Corriere d’Informazione, sta per arrivare il boom economico e Afeltra dirige l’edizione pomeridiana del Corriere con estro e grandiosità: “negli anni ’50 – ricorda Afeltra – Affori, Precotto e la Barona conservavano ancora una ragionevole distanza dal nucleo centrale di Milano. Il reporter, il raccoglitore dei fatti, poteva servirsi ancora delle sue gambe, della bicicletta, dei tram, per mettere insieme il materiale d’attualità da affidare poi all’estensore.”

Terminata anche l’avventura del Corriere d’Informazione Afeltra diventa vice-direttore del Corriere della Sera, incarico che manterrà fino all’inizio degli anni ’70. Il 7 dicembre 1971 l’allora sindaco di Milano Aldo Aniasi conferisce a Gaetano Afeltra la benemerenza civica.  Dal 1972 al 1980 Afeltra è il contestato ma tenace e coerente direttore de Il Giorno, anche nel periodo degli anni di piombo, Afeltra è sempre nel cuore della Milano che conta, venerato da moltitudini di amici e fedelissimi allievi. Il suo potere è racchiuso nella bonaria e leggendaria saggezza e nelle inconfondibili virtù carismatiche. Afeltra è oggi editorialista del Corriere della Sera e consigliere di amministrazione della Rcs.

Afeltra è uno dei tanti meridionali arrivato a Milano in cerca di fortuna, ed affermatosi, fra i suoi innumerevoli libri ricordiamo Milano amore mio, Corriere grande amore: storia e mito di un grande giornale.

Afeltra è stato testimone dei grandi cambiamenti della nostra città, amico di artisti, poeti e letterati che hanno fatto la storia della cultura italiana del dopoguerra. Ancora oggi i suoi articoli sul Corriere colpiscono nel segno, è stato lui a dar finalmente voce al mondo dell’artigianato milanese e lombardo parlando della costituzione di un’Università delle Arti e Mestieri. Ancora una volta il grande Afeltra ha colpito nel segno. Recentemente sul nostro giornale Afeltra ha parlato della Milano dal dopoguerra ai nostri giorni chiudendo così: “tutto questo non è un sogno, è semplicemente il racconto di come mi apparve Milano. Nella mia memoria c’è sempre questo ricordo. Quello che è Milano oggi lo vedono tutti. Un’altra cosa. Non più il sogno di arrivarci. E questa è la cosa che mi fa tristezza. Cara, povera Milano”

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